sabato 28 aprile 2018

Elezioni: Abbiamo Perso Tutti





Sono passati 55 giorni dalle elezioni politiche e tutti ci siamo accorti che lo spauracchio del 2013 si è puntualmente ripresentato. Non ha vinto nessuno.
Lo so, centrodestristi e pentastellati non sono d’accordo e, arricciando il naso,
dicono all’unisono «Abbiamo vinto noi».
Purtroppo, anche se non piace, ribadisco: non ha vinto nessuno.
E spiego il perché ai disattenti (e cosa ci aspetta).


I vincenti senza vittoria


Dalle urne è uscito un unico partito vincente, il Movimento5Stelle, e un’unica coalizione vincente, il Centrodestra. Il Partito Democratico ha preso una sonora battuta d’arresto e del resto dei partecipanti rimane aria fritta.

I due “vincenti”, opposti sul dialogo e su moltissimi contenuti programmatici, non possono governare da soli. Piacerebbe a entrambe le fazioni, certo, ma non solo non hanno i numeri alle Camere, ma nemmeno una possibile base esterna a loro su cui appoggiarsi per avviare un proto-governo. Proprio non si può.

Domande: perché il Presidente Mattarella non ha affidato a uno dei due vittoriosi il compito di formare il nuovo governo? Non è possibile? È anticostituzionale?

No, più semplicemente si tratterebbe di governi “di minoranza” (nessuno ha la maggioranza alle Camere, come detto) e basta un ragionamento elementare per capire che a qualsiasi dei due venisse affidato un compito del genere il rischio di vederlo naufragare in un amen è altissimo.

M5S o Centrodestra, al governo da soli, si troverebbero con tutto il resto del Parlamento in opposizione. Praticamente un femose male.


I perdenti che ridono


Dall’angolino dove si erano messi a curare le ferite, i Democratici osservano e da un po’ di tempo gongolano.

Partiti alzando lo stendardo tipicamente di sinistra (quella che in Parlamento non esiste più) dell’opposizione forte e responsabile, adesso si sentono tirare per la giacchetta nel giochino delle alleanze in extremis.

E già, perché se il PD si era svegliato il 5 marzo con una strigliata elettorale da record e il marchio amaro della sconfitta ben tatuato, adesso potrebbero addirittura risultare i vincitori morali della tornata alle urne. Il perché è presto detto e riporta al discorso della maggioranza: quest’ultima nessuno ce l’ha e l’unico modo per venirne fuori è attraverso un sistema di alleanze che, chiaro, potrebbe riportare in auge proprio i centrosinistri.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché, ma direi che è piuttosto ovvio. Pur coscienti della totale disfatta alle urne è vero anche che con il 19% al Senato e quasi il 19% alla Camera possono essere, eccome, un bell’ago della bilancia. Quelle percentuali farebbero gola a chiunque.


Prove tecniche 1


Come abbiamo visto, la tarantella del dialogo è ancora in corso.

Per ora Salvini e Di Maio non hanno trovato un punto di incontro. Ci ha provato l’uno e pure l’altro, ma pare che ci sia poca intesa, sia su chi dovrebbe essere il leader di governo, sia sul programma da prendere in considerazione, e su molte altre cose.

Non esiste, quindi, nessuna possibilità di vedere un governo tra M5S e Centrodestra? Non proprio. Il problema vero è che i pentastellati hanno detto chiaramente di voler trattare con la Lega e non col resto del cucuzzaro (soprattutto con Berlusconi, ma forse, che so, un’apertura alla Meloni potrebbe starci).

Come detto, finora il punto di contatto è piuttosto lontano.

È vero, però, che da un punto di vista squisitamente numerico sarebbe la soluzione più logica. Perché sono loro, i cinquestelle e il Centrodestra, ad aver ricevuto più voti dagli elettori. (Ah sì? Fra poco torno su questo punto).

Nel frattempo, bisogna provare tutte le strade, perché Mattarella è stato chiaro.


Prove tecniche 2


E così, guarda un po’, dopo aver visto naufragare (per ora) un incontro degli stellati con i leghisti, i primi tentano la via dell’accordo con i centrosinistri.

Ancora sull’onda dell’eco di Renzi (noi staremo all’opposizione!) il dialogo si avvia comunque. Come dire: per il bene del paese si deve fare (come no…).
Eppure, non è così scontato che si riesca a portare a casa il risultato.

Renzi continua a dire No, ma non tutti i seguaci del fiorentino sono su questa linea, perché pare che un accordo sarebbe un modo, come dire, quantomeno funambolico per tornare in sella in barba al Centrodestra.

In questi giorni, infatti, le consultazioni continuano. Di tanto in tanto trapela un po’ di ottimismo, in altri casi è lo scoramento a farla da padrone, ma sostenere che non si riesca a far collimare le due parti è sbagliato (forse).


I numeri che parlano
e le domande lecite


Con il Rosatellum queste elezioni hanno consegnato al paese un quadro politico spaccato. L’ho detto più sopra: non ha vinto nessuno.

Le tre forze, considerando le coalizioni rese possibili dalla legge elettorale, sono chiare: primo il Centrodestra, secondo il Movimento5Stelle, terzo il Centrosinistra.
Ma se scendiamo nel dettaglio dei singoli partiti scopriamo una cosa interessante.

Il più votato è il Movimento, il secondo è il PD e il terzo la Lega.

Curioso, eh?

Malgrado la legnata, i Dem non sono per niente spariti, anzi, sono più che mai in salute.

Ma ha senso puntare su di loro?
Ha senso credere in un accordo stabile?
E ha senso ritornare a pensare a M5S e Centrodestra insieme?
Eventuali unioni quanto durerebbero?
E quanto e come ogni fazione vorrebbe comandare o comunque avere una parte del timone in mano?


Il buonsenso perduto.



Fino adesso ho fatto il bravo. La chiusura la metterò giù pesante.

Non ci sono i numeri, non ci sono e basta. Che piaccia o no a questo teatrino.
E se non c’è possibilità di accordo è colpa di tutti, non di una parte sola.

Quando i politici parlano di Senso Di Responsabilità a me viene il vomito, perché se fosse vero che esiste anche solo un po’ di responsabilità, ma anche di dignità, ci si metterebbe al tavolo delle trattative per dare al paese un governo che metta fine al disastro in cui si trova.

Invece no. Questo vuole una cosa, l’altro quell’altra, il terzo incomodo fa il difficile.
Non basta aver ridotto l’Italia a una barzelletta, si deve rincarare la dose.

Si sono spesi milioni per questa tornata elettorale e adesso devo sentire che dobbiamo tornare alle urne perché quattro pagliacci non sono in grado di trovare uno straccio di punto di incontro?

E chi paga le prossime elezioni? I partiti di tasca loro o noi italiani?

Salvini e Di Maio la sparano sempre grossa dicendo che “hanno il diritto di governare”, ma l’unico diritto che hanno, in qualità di rappresentanti dei loro elettori, è quello di smetterla di fare i buffoni e di fare qualcosa di serio, fuori da stronzate idealiste, per far tirar fuori la testa dell’Italia dalla melma in cui si trova.

Quei quattro salami del PD dovrebbero cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa al paese, perché se la gente ha sterzato altrove ci sarà pure un motivo, no?

Non c’è buonsenso, né etica, in formazioni politiche che si sbarrano la strada a vicenda senza che a nessuno venga in mente che, nel frattempo, c’è un paese che se ne va in malora.
Un paese con un altissimo tasso di disoccupazione e di pessima gestione finanziaria; un paese che ha bisogno di leggi per far ripartire un’economia stagnante, per regolare un impianto occupazionale ridicolo, per sostenere e sospingere in avanti frange sempre più ampie di poveri.

Tutto questo tira e molla dà il voltastomaco.

Lo capisco, lo so benissimo! Il Capo dello Stato vuole che si arrivi a un governo stabile, ma se non c’è possibilità perché nessuno dei mentecatti chiamati a parlarsi è disposto a correggere il tiro, cosa si deve fare?
Come fare per ficcare nella testa di questi politicanti che c’è una nazione che ha bisogno di mettere da parte frizioni, prese di posizione, logiche di potere?

La gente ha bisogno che si faccia qualcosa per la gente. Tutta la gente.
C’è bisogno di regole, leggi, nuove strade da percorrere e strategie di crescita, non di stronzate contro questo e quello.

Ma la politica italiana vive da anni sotto la scure del menefreghismo. Fondamentalmente, non frega un cazzo a nessuno di come è messo il paese: alla destra, alla sinistra, al centro, ai nuovi e ai vecchi invitati.
Mi dispiace dirlo, ma non mi fido più di nessuno.

Tempo addietro, quando avevamo facce decrepite e incartapecorite al comando, ci lamentavamo dicendo che c’era bisogno che ‘ste mummie mangiasoldi si facessero da parte; che c’era bisogno di giovani in gamba; che c’era bisogno di una generazione nuova e con idee nuove e con spirito nuovo.

Beh, adesso ce l’abbiamo.
Renzi, Salvini, Di Maio, la Meloni non sono forse giovani? E lo spirito nuovo dov’è?
E dove sono le idee nuove di una nuova classe di politici?

Eccole:
«O comando io o si torna al voto».
«O si fa quel che vogliamo noi o si torna al voto».
«O ci venite incontro o vi arrangiate da soli».
«Io con lui non ci sto».
Eccetera eccetera.
Eccolo, il Senso Di Responsabilità.

Nessun ragionamento che porti a una presa di coscienza collettiva, non fosse altro che per dimostrare a quelli che li hanno preceduti (moltissimi ancora seduti sugli scranni) che si può essere meglio di furfanti che calpestano il popolo.

Come andrà a finire?
Con un governucolo che durerà il tempo di uno starnuto oppure si ritornerà a votare quanto prima,


Abbiamo perso tutti.
E il buonsenso è stato buttato nel cesso ancora una volta.



Rolando Cimicchi












1 commento:

  1. E allora.....tutto bello, tutto giusto tutto condivisibile...mi permetto di aggiundere sontalto un piccoloparticolare.....è finito il tempo del cane che si morde la coda perchè se l'è sbranata da tempo....è vero che sono subentrati molti giovani (non sempre il nuovo che avanza è meglio del vecchio che ristagna) ma visto che siamo una Repubblica fondata sulla "truffa" se non fossimo andati alle urne con una legge elettorale confezionata da lestofanti a quest'ora avremmo un governo, tutto da verificare, anche con il pregiudizio di incompetenza!!!

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