martedì 29 maggio 2018

L'Occasione Persa Per Essere Migliori


A essere del tutto onesto, sono molto contento di non aver votato nessuno dei partiti presenti in Parlamento.
Prima del 4 marzo scorso ho passato molto tempo a pensare, a riflettere, a chi dovevo concedere la fiducia del mio voto (perché ogni voto è importante).
In un clima come quello degli ultimi anni, la sfiducia nel panorama politico è salita alle stelle e io, a dirla tutta, sono tra quelli che più si sono allontanati da questo "pagliacciaio".

Oggi, guardando agli ultimi tre mesi, mi sento ancor più convinto della mia scelta.

I 5Stelle mi avevano tentato, lo dico sinceramente, e persino la Lega aveva dei punti che mi stuzzicavano, ma adesso che le carte sono scoperte mi è più che mai chiaro che se non ero convinto, avevo ragione.

Più di 80 giorni tra "no", "sì", "forse" e in mezzo tutta una serie di slogan a uso e consumo della gente. Tutto per niente.
Salvini e Di Maio si sono detti le cose peggiori, in campagna elettorale, negando pubblicamente che non avrebbero fatto alleanze, accordi o qualsiasi altra cosa per governare insieme.

Bene, alla fine, "per responsabilità", si sono accordati su un "contratto di governo".
Ho pensato: ok, la responsabilità ci sta, mi sembra giusto. Non possiamo stare senza un governo.
Mi sono tappato il naso (sempre perché sentivo che ci fosse più di una forzatura in tutta la storia) e ho atteso che mettessero in piedi un esecutivo, nella speranza che voto e tempo della gente non fossero stati sprecati inutilmente.

Poi, il nodo Premier.
I due galli volevano governare entrambi, ma non si possono avere due Presidenti del Consiglio.
Quindi, il nome "terzo". Giuseppe Conte.
E qui mi sono fatto una domanda: ma non avevano entrambi gridato allo scandalo quando Renzi era diventato Presidente del Consiglio, perché non eletto?

Giuseppe Conte non è stato eletto in nessuna lista, eppure veniva presentato come candidato Premier. Che differenza c’è, per Salvini e Di Maio, tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi?

Va bene, ho pensato di nuovo, facciamo finta di niente, tanto la politica fa e disfa sempre come gli pare. Speriamo bene.

E così, i giorni passavano tra consultazioni, raduni di piazza per spiegare il “contratto di governo” agli italiani (su internet per i pentastellati), incontri con il Capo dello Stato per stabilire quali candidati per i ministeri, di nuovo incontri per smussare tutti gli angoli che portavano i due leader a scontrarsi.
Giorni, settimane.
E la gente attendeva.

Alla fine, tutto pronto.
Il Presidente della Repubblica accetta Conte come Presidente del Consiglio incaricato, lui accetta con riserva (come da prassi) e poi si ripresenta al Colle con la lista dei ministri, in attesa dell’avvallo del Presidente Mattarella.

E arriva il nodo Savona.

Ma Savona era stato già indicato come “problematico” dal Capo dello Stato, per tutta una serie di ragioni, opinabili quanto si vuole. Del resto, l’illustre economista, non si era mai nascosto come convinto anti-Euro e il Piano B per il ritorno alla Lira era noto, anche all’estero.

Così, mi sono chiesto: ma può un solo uomo essere ritenuto tanto pericoloso?
Obiettivamente, no, ma c’erano un paio di questioni che avevano un senso.

Di Maio e Salvini, pur non avendo fatto una campagna elettorale basata su questo, si erano detti più volte contrari all’Euro e anche all’Europa. Non è un mistero per nessuno. E se non è un mistero per nessuno, non lo è stato nemmeno per Mattarella, che già si trovava in mano la grana di un governo gialloverde sospinto da un forte vento contrario all’Europa (anche senza campagna elettorale in poppa).

Poteva, il Presidente, respingere un governo formato da due partiti vincenti alle elezioni? No, non poteva. E non poteva nemmeno, per trasparenza e ovvietà, negare due ministeri ai due leader (anche se, va detto, Salvini agli Interni deve essergli costato parecchio).

Così, il Capo dello Stato si trovava tra le mani un possibile governo che avrebbe potuto essere orientato fortemente in senso contrario all’Europa. La cosa, ovviamente (per tutti i trattati internazionali e per i debiti che abbiamo verso l’Europa, che ci piacciano o meno), era altamente perniciosa.

Va da sé che la richiesta di nominare Savona Ministro dell’Economia metteva ancor più in risalto la deriva antieuropea e questo, credo, non poteva mettere Mattarella in uno stato di tranquillità nel firmare la ratifica alla lista dei ministri.
E ha posto un veto.
Ma non ha cassato il governo, questo no.

Ha dato indicazioni per un candidato meno inviso ai mercati e alle presidenze europee (tradotto: abbiamo già un governo nascente che sta sulle scatole a parecchi, non buttiamo benzina sul fuoco).
Giorgetti, della Lega, o Giuseppe Conte all’Economia ad interim.

Chiaro, era un compromesso.
Voi mi venite incontro, io vengo incontro a voi (e lo aveva già fatto parecchio durante tutte quelle settimane).

Niente. O Savona o non si fa il governo.
Così dicono il Di Maio e il Salvini.
Il Presidente si impunta e il governo non nasce.

Ho osservato con sgomento quanto è accaduto e anche quel che ne è seguito e mi sento di dire, con ancora più forza, che sono felice di non aver votato questi partiti.

Con un semplice compromesso (di cui è piena la storia della politica) ora avremmo un governo che si presenterebbe alle Camere per ottenere una fiducia certa, perché i numeri c’erano.

Invece no.
I due galli volevano comandare su tutto, dopo aver detto tutto e il contrario di tutto.

Ora si guarda al futuro con ancor più incertezza, con un Capo dello Stato infangato da orde di somari aizzati anche dai due leader della maggioranza perduta, e con elezioni, tra qualche mese, che saranno precedute da una campagna elettorale virulenta, cattiva e ancor più diseducativa di quelle a cui abbiamo assistito in precedenza.

Peccato, è stata persa un’occasione per essere migliori e per fare un passo avanti.
Ma a conti fatti, vedendo tutto questo, sono felice di non aver dato loro il mio voto.

E non lo avranno nemmeno alla prossima tornata elettorale.



Saluti.


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