mercoledì 28 gennaio 2015

Vivere E Morire




Nascita e morte. 
E’ racchiusa tra queste due parole la nostra parentesi sulla Terra.
Semplice, lineare.
Nascita e morte. Esattamente come ogni altro organismo vivente.

Ma noi siamo animali strani, e quindi arriviamo a considerare la nostra vita qualcosa di più importante, di più speciale. Di più rispetto, e a dispetto, di qualsiasi altra forma di vita.
(Ok, in larga parte. Ci sono delle minoranze con qualche briciolo di coscienza, lo so. Ma sono minoranze.)
Il perché noi guardiamo a noi stessi come ad esseri speciali forse è materia per filosofi e antropologi, anche se qualche psichiatra non guasterebbe, e quindi lascio a loro le congetture e le conclusioni.
Qui, invece, io mi voglio occupare d’altro.

Quando nasciamo noi siamo cuccioli indifesi capitati in questo mondo per caso o per volontà dei nostri genitori. Da quel momento in poi, per lungo tempo, dipendiamo da essi e dalla loro capacità di assicurarci una buona crescita e un habitat sicuro (e spesso da altri fattori esterni condizionanti). Abbiamo il diritto di vivere, in sintesi. E, soprattutto, di vivere nel modo migliore possibile.
E’ un assunto che non accetta condizioni.
Nello stesso modo in cui abbiamo il diritto di vivere, così abbiamo il diritto di morire.
E anche il dovere.
E’ brutto, lo so. A nessuno piace pensare alla morte.
Il problema nasce dal fatto che nella nostra società (in modo particolare quella occidentale) esiste un vero e proprio concetto sbagliato di morte.
Insegniamo ai nostri bambini ad avere paura della morte, come se fosse una cosa orrenda che succede se fai qualcosa di sbagliato. E quando essi diventano adulti, come noi, rimangono atterriti dall’idea della morte come se fosse uno spauracchio da esorcizzare, un mostro da combattere, un male da evitare.
Non è così.

Il ciclo della vita comprende tre fasi: nascita, esistenza, morte.
Punto.
C’è poco da sorprendersi, l’universo funziona così, che piaccia oppure no.
Parlo dell’universo non a caso.
Tutto, nell’universo, ha un suo percorso che non è diverso da quello di noi umani, ma noi dimentichiamo spesso un principio enunciato da Lavoisier:
“Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.”
Pertanto, la morte non è un orribile cosa che giunge per sopprimere e cancellare la nostra esistenza, ma soltanto un naturale processo per la fine di un ciclo.
E’ chiaro, da qui in poi si potrebbero aprire dibattiti sull’anima, sullo spirito e su altre cose, ma non è questo che intendo fare. Se vi va, potete farle da voi queste riflessioni.

Prima ho parlato di diritto e dovere di morire.
E’ la verità, che piaccia o meno.
Così come dobbiamo vivere, dobbiamo morire. Non possiamo, e soprattutto non dobbiamo, stravolgere questo stato di cose. Che senso avrebbe?
Vivere per sempre? E per quale motivo?
Possiamo vivere più a lungo, possiamo migliorare la qualità della nostra vita, ma poi, infine, è giusto che il ciclo finisca.
Quello a cui voglio giungere con questo lungo discorso, è una cosa delicata.
Molto delicata per quella parte di nozioni che appartengono alla morale comune.

Se è vero, come è vero, che in teoria (su questo fate una riflessione sulle popolazioni del terzo mondo) noi tendiamo a volerci assicurare una buona qualità della vita, lo stesso non si può dire sulla qualità della nostra dipartita.
Ci sono dei casi in cui il modo in cui si muore ha molta importanza, ed è legato a stretta mandata con la qualità della vita.
Per capire questo c’è bisogno di esempi.
Una persona colpita da una malattia invalidante che la renda inabile al punto tale da non essere più autosufficiente, e che in questa condizione rimarrà fino alla sua fine, ha il diritto di poter essere curata, assistita, controllata in ogni momento. E’ un suo diritto, come ho detto, e la società ha il dovere di assicurargli tutto questo.
Se questa persona, però,  in grado intendere e volere, non volesse più vivere in simili condizioni?
Se smettesse di volere un’esistenza privata di tutto quello che dona dignità ad un individuo?
Non scaldatevi tanto.
Pensate sia semplice diventare veri e propri schiavi di un corpo che non risponde più?
Riflettete su cosa vorrebbe dire non poter essere in grado di mangiare, bere, muoversi, andare in bagno, lavarsi senza l’ausilio di un aiuto esterno.
Una condizione dove persino comunicare senza l’aiuto di apparecchi sia impossibile.
Se una persona così volesse morire, dire basta, chiedere di essere lasciata andare, che male ci sarebbe? Soprattutto, dove sarebbe il male?
Forse ci opponiamo perché la nostra morale ipocrita non accetta di andare contro le leggi del divino? Perché pare che sia spesso il fattore religioso a fare da ago della bilancia.
Laddove non c’è, si sente spesso parlare, comunque, di diritto alla vita.
Diritto?
Qui non si parla di omicidio, come qualche titolato scriteriato vorrebbe metterla.
Quando una persona gravemente malata muore, non diciamo spesso che “ha finito di soffrire”?
E allora, perché non consentire a chi lo vuole di porre fine ad una sofferenza inutile?
A chi lo vuole, ho detto, non a tutti indiscriminatamente!

Qualcuno ha detto che l’eutanasia è disumana.
Ed è umano volere che qualcuno rimanga paralizzato in un letto fino alla fine dei suoi giorni, per di più contro la sua stessa volontà? E’ umano obbligarlo a rimanere prigioniero di un corpo che non funziona più?
Avete mai dato un’occhiata sul dizionario alla voce eutanasia?
Vi aiuto io:
Eutanasia – morte non dolorosa provocata in caso di prognosi infausta e di sofferenze ritenute intollerabili.
E poi parliamo di diritti umani…
Come sempre, ci dimostriamo insensati nei nostri giudizi e nei nostri convincimenti.
Avere il diritto di vivere è qualcosa di intoccabile, ma altresì il diritto ad una morte dignitosa è ancora più importante.
La nostra società si riempie la bocca con la storia dei diritti, con i precetti della chiesa, con la filosofia della vita e come sempre lo fa guardando un solo lato della medaglia.
Si parla di vita, senza guardare agli altri aspetti ad essa legata.

…sofferenze ritenute intollerabili…
Io non vorrei essere, un giorno, nelle mani di chi decide per me se devo soffrire o no e se si, per quanto tempo. E non vorrei che nessuno di quelli che amo si trovasse in una situazione simile.
Non c’è senso alcuno nel voler forzare un’esistenza che ha smesso di avere significato. Questo si che sarebbe disumano.
Ed aggiungo che è disumano, pensatela come vi pare, permettere che ci si svegli da un coma di anni e anni in uno stato semi-vegetativo per poi sopravvivere in uno stato di semi-esistenza.
Non è un inno alla vita, ma puro egoismo.

Noi nasciamo, esistiamo, moriamo.
Dovremmo occuparci con eguale civiltà di ognuno di questi aspetti.

Dovremmo… ahimè.




Alla prossima




sabato 24 gennaio 2015

L'Oscuro Incantesimo

(Uno sfogo...)


Sono cresciuto in un mondo che è gradualmente mutato intorno a me. Lo ha fatto sempre, perché la Storia è questa: un continuo mutare, cambiare, evolvere. Eppure, ora, osservo ciò che mi circonda e grazie a internet posso guardare anche molto lontano, in angoli del globo che non potrei raggiungere fisicamente.
Da molto tempo quello che vedo non mi piace più. E’ vero, la natura dell’uomo è fondamentalmente rimasta la stessa, ma adesso sembra che abbiamo alzato l’asticella per nuovi tipi di sopruso, di violenza, di dominio, di abuso. Non riesco a capirlo. Da tempo abbiamo in mano le chiavi per rendere la vita di tutti molto migliore, per cambiare le regole e far diventare la nostra casa, il nostro pianeta, un posto bello, sicuro, senza oscurità.
La mia natura cinica non mi è stata donata dalla genetica, ma dall’esistenza all’interno di una società umana che invece di migliorare, imparando dalle lezioni del passato, ha sistematicamente esasperato i suoi aspetti peggiori. Sono diventato cinico grazie all’esperienza che la vita mi ha regalato, e il grosso del problema, per me, è che io non voglio questo cinismo. O meglio, non lo vorrei.
Vorrei poter guardare i bambini che giocano e pensare che il loro domani sarà una continua meraviglia, un continuo esplorare, imparare, crescere senza smettere di giocare e sorridere; invece, mi rendo conto che la maggior parte di loro avrà dall’esistenza regali molto meno romantici e luminosi.
Costringiamo i nostri figli a crescere in una Terra dominata dall’odio, dalla sete di potere e denaro, dall’idea di dominio dell’uomo sull’uomo, dal concetto di superiorità, dalla discriminazione; insegniamo loro che esistono diversità cattive, nocive, da estirpare ed eliminare e quando non lo facciamo noi, come genitori, ci pensa il mondo intorno a loro a inculcargli i peggiori e bassi istinti che hanno sempre fatto la differenza nella Storia.
Il mondo in cui cresceranno non sarà migliore di questo perché la tecnologia ci avrà portati su Marte o su un pianeta lontano, o perché la medicina avrà estirpato il cancro, o perché potremo coltivare mais e granoturco anche sule rocce o sulla sabbia. Il mondo in cui cresceranno sarà peggiore. Come oggi è peggio di ieri.
Lo facciamo noi, così. Noi creiamo il futuro. Il nostro e anche il loro.
Invece di far capire ai bambini che è l’individuo che può sbagliare, ancora oggi ne facciamo una questione di razza, di bandiera, di colore della pelle, di cultura, di ricchezza e di povertà. Insegniamo loro a dividere. Da subito.
Eppure, basterebbe così poco per iniziare a reinventare un futuro che sembra già scritto. Cominciare a porgere una mano, iniziare ad essere meno cattivi e crudeli a prescindere. Meno egoisti.
Lo so, la natura dell’uomo è questa, ma l’evoluzione ci ha fatto scendere dagli alberi e ci ha fatto camminare, pensare, creare. Perché non possiamo iniziare noi, di nostra volontà, un nuovo passo evolutivo? Smettere di essere i crudeli e violenti bipedi che siamo e capire che è l’unità che ci aprirà l’ingresso per un futuro davvero migliore, sotto ogni aspetto.
Non vi soffermate mai a pensare a che tipo di esempio siamo per i nostri figli quando le nostre parole sono piene di odio, di cattiveria, di prepotenza, di arroganza, di violenza, ma anche di potere, di superiorità, di opportunismo, di egoismo?
E’ questo il mondo in cui siamo cresciuti e in cui cresceranno anche loro. Continuare a puntare il dito sugli altri, sulle colpe e le responsabilità degli altri, non ci farà sentire meglio in eterno, perché presto o tardi dovremo riconoscere le nostre, di colpe. Le nostre responsabilità.
Quanto ancora dovrà alzarsi l’asticella perché arriviamo a capirlo?
Quando guardate i bambini pensate al mondo che vivono dentro di loro e a quello che gli stiamo facendo. Loro sono puri, semplici e avrebbero il diritto di crescere in un ambiente che dona loro il meglio di quello che siamo.
Abbiamo dimostrato in tante occasioni di poter essere migliori di aggressivi mostri affamati e crudeli; abbiamo esempi, nella storia, che ci danno la possibilità di capire come cominciare a cambiare. Esempi di come siamo capaci di costruire, invece di distruggere. Di donare, invece di estorcere.
Abbiamo, dentro di noi, la possibilità di creare un futuro diverso per loro, ma anche per noi, invece del macello che abbiamo portato fin qui.

A volte mi capita di svegliarmi all’alba e di andare subito alla finestra, nella speranza che qualcosa, durante la notte, abbia spazzato via la parte peggiore di noi. Purtroppo, non esiste questa magia, ma solo l’oscuro incantesimo che osservo ogni giorno.


venerdì 23 gennaio 2015

Diversità





Comincio col dire che io vorrei essere un pacifista. Mi piacerebbe, davvero, ma questo vorrebbe dire mostrare il fianco a quello che mi circonda.
Sono un essere umano e per forza di cose sono fallibile e non ho la verità in tasca.
(Diffidate da quelli che sembrano averla tra e mani, la verità, sono i più pericolosi.)
Hermann Hesse disse:  «Se guerra ci sarà per molto tempo ancora, forse per sempre, il superamento della guerra rimarrà il nostro fine più nobile e l'ultima conseguenza della civiltà cristiano-occidentale. »

Il fine più nobile. Il fine ultimo. L’illuminazione avvenuta nelle menti di noi tutti per il prossimo passo evolutivo.
…mmm…troppa roba. Ricomincio.

Mi piacerebbe non dover dire «Io sono un pacifista! », perché vorrebbe dire che la guerra non c’è.
Invece, in questo letamaio che è diventata la nostra cara, vecchia Terra, dove ti giri c’è una guerra, un conflitto, un battibecco, una rissa. Non c’è verso di riuscire a stare fermi senza tirar legnate a destra e a manca.

Se diamo un’occhiata alla Storia, cosa che facciamo sempre per i motivi sbagliati, ci accorgiamo che i periodi storici realmente di pace praticamente non ci sono stati. Beh, sì, forse nel Neolitico, ma non ne sarei tanto sicuro.

L’Uomo è spinto da un istinto aggressivo ai limiti dell’irrazionale, lo so, ma come facciamo ad invertire questa tendenza? E, soprattutto, è possibile?
La risposta cinica è: no.
La risposta realista è la medesima.
La risposta politicamente corretta è: attraverso la cultura e l’educazione dei nostri figli possiamo ambire ad abolire la violenza dalle generazioni future.
Mi rendo conto che l’ultima è una stronzata colossale e presumo ne conveniate tutti.
Perché? Ve lo spiego subito.

A partire dall’infanzia noi insegniamo alla prole il concetto di diversità, ma non quello di uguaglianza. Ahimè, è proprio questa una delle ragioni che spinge la nostra specie a dar battaglia continuamente e senza sosta. Perché tutto ciò che è diverso da noi, sia che si parli di cultura, di religione, di colore della pelle, di provenienza, di estrazione sociale è sinonimo di potenziale pericolo.
Vi sembra di no?

Eppure è piuttosto facile verificare questa affermazione. Basta che vi guardiate attorno.
Basta sfogliare un quotidiano a caso o ascoltare un telegiornale qualsiasi per rendersene conto, o magari guardare una delle tante trasmissioni di intrattenimento che la televisione ci propina di continuo. Troviamo casi di disparità ovunque, spesso velati da falso moralismo da quattro soldi.

La politica è principesca, in questo. Destra contro sinistra.
Ha senso che due fazioni politiche esistano se entrambe dicono di volere il bene del proprio paese? Ovviamente no.

E lo sport? Lo sport dovrebbe essere la punta di diamante dell’unione e della coesistenza.
Nella pratica sportiva, fatti salvi pochissimi esempi e non sempre costanti, la competizione si trasforma in qualcosa di feroce e l’attaccamento ai “colori” rappresentativi, siano essi nazionali o meno, diventa ossessivo, quand’anche aggressivo. Ha senso che lo sport divida invece di unire? Assolutamente no.

Per non parlare della religione, vera e propria macchina discriminatoria e belligerante ( non me ne vogliano i credenti e i fedeli di qualsivoglia culto, ma se ne facciano una ragione).

Dall’alba dei tempi, dal momento della creazione del primo totem, idolo, icona, Dio, c’è sempre stata una battaglia tra chi aveva un Dio e che ne aveva un altro.
Tra la verità di uno e quella del suo antagonista. E anche adesso le cose non sono tanto cambiate, basta vedere il comportamento dei “buoni cristiani”, come amano definirsi.

In via del tutto teorica, due dei basamenti del cristianesimo dovrebbero essere la tolleranza e la solidarietà, ma, in tutta onestà, quando vengono applicati?

Primo: tolleranza verso cosa? Ma per tutto, che discorsi! Dalla diversità come concetto, al diverso come individuo.
Secondo: solidarietà verso chi e quando? Ma verso chiunque e sempre, non ci sono restrizioni.

Eppure, la religione non mantiene le promesse che fa. E non solo quella cattolico/cristiana, ma anche quella ebraica, quella islamica e tutte le correnti che ne sono derivate e che, tutte, predicano le medesime cose di cui sopra.
Il Dio Supremo è importante per capire come si sviluppa il pensiero “sbagliato”. Esso si manifesta come il Creatore e la sua parola è legge. Esso ti obbliga, non ti indica, come, cosa, quando, dove e anche perché.
Per essere un’Entità Superiore è palesemente egocentrica e l’egocentrismo, piaccia o no, è parecchio umano.
Ma ipotizzando l’esistenza di Dio, di qualsiasi culto, ha senso che Dio ti dica di essere tollerante e solidale se poi, nella pratica, tu ti comporti in modo palesemente opposto?
No, c’è poco da ribattere.

Dando un’occhiata ad altro, avete notato come il nostro intero sistema sia pervaso dal potenziamento della diversità come fattore di disgregazione?
Guardate i confini nazionali sulla carta geografica. Due persone che abitano a cento metri l’una dall’altra, ma divise dal confine, si stanno antipatiche per la bandiera che le rappresenta. E più si scende in piccolo, dai confini nazionali a quelli regionali, provinciali, ci sono dispute sempre accese, cenni di scherno, antipatie.
E i confini, badate bene, non esistono.

Non esiste Italia, Francia, Russia, Stati Uniti, Paraguay, Cambogia. Non esistono. Sono concetti fumosi, retrogradi, antichi, senza senso. Sono linee tracciate sul mappamondo e non ne troverete traccia sulla terra che calpestate.
Ma il Sistema vi racconta che noi (italiani) siamo diversi dai francesi. E anche dai russi. Per non parlare dei cambogiani. E in cosa siamo diversi? Quante volte ve lo siete chiesto?
Rispondetevi.

E poi, ah, beh, certo, poi c’è il massimo della diversità che ancora oggi tiene banco. Il massimo che il Sistema tende a spingere nella mente della gente: il colore della pelle.
Inutile che facciate tanto i moralisti, il razzismo è insito nella natura umana. Purtroppo, è sbagliato il concetto.

Già, perché quella a cui appartenete voi e tutti gli altri abitanti (umani) di questo pianeta è la stessa, medesima razza. Quindi, razzismo è un concetto scemo, poiché non esistono tante razze umane, ma una sola.

Il bianco, il nero, il meticcio, sono tutti uguali, tutti.
Eppure si stanno sulle palle a vicenda che è una meraviglia.
Pensate che un bianco sia diverso da un nero o da un meticcio o da uno più pallido o da uno più scuro? E in cosa sarebbero diversi?
Ecco, bravi, rispondetevi.

Arrivati fin qui è il caso di riprendere in mano il concetto da cui siamo partiti. La guerra.
Finché esisteranno divisioni all’interno della comunità umana ci saranno sempre guerre. Sempre. È bene farsene una ragione, perché è un circolo da cui, per ora, non si esce.

Io posso rinunciare alla mia salvaguardia personale e non combattere, se attaccato, per un bene più grande, come lo può essere la dimostrazione di un concetto fondamentale come l’uguaglianza; ma sono umano, sono fallibile e ho anche dalla mia il principio di autoconservazione, e quindi tendo a difendermi.

Sono intelligente e posso rinunciare alla vendetta, ma comunque reagirei e questo, forse, non è tanto in linea con la frase “Io sono un pacifista”.
Preferisco, infatti, questa frase: “Io non sono per la pace, sono contro la guerra.”
Sono sicuro, oggi, di poterla applicare sempre?
No.

No, perché ci sarà sempre un umano che non la penserà così e vorrà qualcosa di mio, vorrà impormi un credo, vorrà togliermi un principio, vorrà abusare della mia vita e farà questo con la forza. Sempre con la forza della violenza, che è, a tutt’oggi, l’unica forma di comunicazione globale che conosciamo.

E invece siamo tutti uguali.
Camminiamo, mangiamo, beviamo, dormiamo, facciamo l’amore, pensiamo, parliamo tutti allo stesso modo e le differenze che ci dividono dovrebbero arricchirci e indicarci il prossimo passo evolutivo, partendo dall’educazione della nostra prole.
Ma questa è utopia. È aria fritta.

E continueremo a scannarci l’uno con l’altro come poveri idioti senza cervello.
Prospettiva per niente carina, presumo.


Saluti.

sabato 17 gennaio 2015

Le Marionette



Sei una marionetta.
Sì, lo sei. Non ti piace sentirtelo dire, ma non ci puoi fare niente.
Sei una marionetta che risponde a delle sollecitazioni, quelle di chi tira i fili.
Ti spiegherò perché.
Nel frattempo, se vuoi puoi vomitare anche così, liberamente, semplicemente pensando che in questo preciso momento, mentre stai per farlo, il motivo ti viene fornito in qualsiasi angolo del globo.

Un bambino o una donna torturati o uccisi.
Un uomo che fa fuoco su altri uomini.
Aerei che bombardano intere città.
Ragazzini che si fanno saltare in aria come bombe umane.
Militari che sparano sulla folla.
Impiccati appesi per le strade.
Centinaia di persone giustiziate in uno stadio.

Ti sembra troppo? O troppo lontano da te?
Ti avvicino la percezione, allora.

-Nell’appartamento vicino al tuo, a tua insaputa, un padre sta violentando sua figlia. E la moglie, madre della figlia, se non vuole prendere una valanga di legnate non dirà nulla. Quando addirittura non è complice.
-Di notte e di giorno, nelle strade delle nostre città al sicuro dai bombardamenti, individui come te spacciano droga ai ragazzini, che diventeranno tossicodipendenti e andranno a rovinare intere famiglie.
-Il prete che dice messa nella parrocchia dove vai da una vita è un pedofilo. Abusa di bambini e ragazzini nelle silenziose stanze religiose, sotto l’effige di Gesù Cristo.
-L’esercente di un negozio che frequenti da anni, a causa della crisi economica, si è ridotto a chiedere un prestito a uno strozzino, perché la sua banca non gli fa credito. Lo strozzino vorrà indietro la somma triplicata, se non decuplicata, altrimenti lo farà gambizzare.
-Una donna ha partorito un bambino poco lontano da dove abiti. Lo ha fatto in casa sua. Per motivi che possono essere tanti, e tutti assurdi, il neonato finirà in un cassettone dei rifiuti.

Ti basta?

Nei palazzi che esercitano il potere politico/giuridico/legislativo girano persone in giacca e cravatta che tu giudicheresti perbene e che invece fanno affari con le organizzazioni criminali per accaparrarsi favori e denaro.
Le lobby del potere economico fanno gli stessi affari sia con il potere politico che con quello criminale, per le stesse ragioni.
Più in alto vai, nelle gerarchie di potere, più la commistione con il crimine è profonda, quando addirittura non è la stessa cosa.
Ti è abbastanza chiaro il quadro?

Quando osservi il piccolo mondo che ti circonda, quello più vicino a te, ti sembra di vederlo tranquillo, sereno. Hai i tuoi problemi quotidiani, le tue ansie, le tue preoccupazioni, ma tutto sommato definisci tutto questo “normalità”. Quello che ti sfugge è la visione di insieme.

I canali d’informazione ti bombardano con tutto e il contrario di tutto. Ti sei mai chiesto perché?
Perché farti vedere l’esplosione di un autobomba a Gaza e il rapimento e uccisione di una ragazzina in Italia per poi affiancarci la partita della domenica o la pubblicità sull’ultimo smartphone? Che senso ha?
Ce l’ha, un senso, credimi.

Il principio al quale si ispira tutto questo è quello della confusione.
Più sei confuso e più reagirai d’impulso. E il primo impulso è quello di fuggire dalla realtà che ti mettono di fronte. Trovare qualcosa che ti dia conforto, che ti dia sicurezza, che generi benessere anche quando non potresti permettertelo. 
È curioso e sembra paradossale, invece è esattamente quello che deve essere fatto per ottenere l’effetto desiderato: renderti manipolabile.

Generare confusione è importante affinché tu abbia davanti delle scelte predefinite alle quali non potrai sottrarti. In questo modo, quando occorrerà, tu sarai un perfetto strumento di servizio.

Lo so cosa pensi, che sono tutte stronzate.
Perché hai visto politici indagati, super latitanti incarcerati, grossi nomi dell’industria processati, Presidenti condannati. Purtroppo, era quello che dovevi vedere. Quello a cui dovevi credere.
Esattamente come l’autobomba a Gaza. O la ragazzina rapita e poi uccisa.

È successo davvero, lo so anche io, ma quello che sfugge alla tua attenzione è perché, subito dopo la terribile notizia, parta la pubblicità, o la partita di calcio, o lo spettacolo d’intrattenimento.

Il Potere ha bisogno della tua legittimazione per agire e così ti dice quella che sembra una sola, ineluttabile verità e una sola, ineluttabile realtà, ma insieme a quella aggiunge la sua mano amica, la sua docile carezza, il suo emolliente profumo per farti sentire al sicuro.
Anche quando tu sei portato a mettere in dubbio il Potere stesso.
Già, perché anche i tuoi dubbi fanno parte del gioco.

Anzi, la forza dei tuoi dubbi sono l’espediente più geniale del Potere perché è attraverso questo che tu credi che il Potere non esista.
Ed è così che creano te. Noi. Le marionette.

Le cose terribili che ti ho detto all’inizio sono tutte vere e accadono intorno al tuo mondo. Quello più lontano e quello più vicino. Io ti ho tolto qualcosa, raccontandotele, e non ho aggiunto una cosa importante.
Ti ho tolto l’intrattenimento e lo svago.

Ti ho levato la distrazione, in modo che potessi percepirle meglio. In modo che le potessi “sentire” veramente.
Quello che non ho aggiunto è la ragione per cui queste cose avvengono. Ragioni che quando ti vengono dette dal Potere sono sempre monche, mancanti di qualcosa, unidirezionali.
La “ragione per cui” è sempre sfuggevole, nascosta, detta a metà, mai completa.

Ti hanno mai detto perché sono iniziati e continuano i tanti conflitti sparsi per il mondo? E quando lo hanno fatto ti hanno dato ragioni valide o solo una versione della storia?
Quando un uomo picchia o violenta una donna ti hanno mai spiegato perché accade? E ti hanno mai detto perché questi crimini odiosi (tanti dei quali chiusi tra le mura domestiche) aumentano invece di diminuire?
Perché la droga dilaga invece di essere fermata?
Perché le organizzazioni criminali proliferano invece di essere disinnescate?

Ti è mai venuto in mente che queste cose siano necessarie?
Sì, adesso puoi farti prendere davvero dalla nausea, se vuoi.

Io ci ho riflettuto parecchio, sai, e sono giunto alla conclusione che il Potere ha bisogno che tutto questo esista. E lo strumento perfetto per farlo esistere siamo noi.

L’Uomo è un essere imperfetto che vive nel mondo imperfetto da lui stesso creato nel corso dei millenni. Eppure, lo sai bene, basterebbe guardarsi indietro per avere a portata di mano gli esempi per non commettere più i medesimi errori.
Nonostante questo, non si fa nulla per arginare realmente il degrado che l’Uomo è in grado di provocare, ma lo si incita.
Quello che vedi attorno a te è il Caos.
Il Caos è la strategia perfetta.

All’interno di esso le marionette sono semplici da gestire. Ti appare strano, lo so, perché pensi che io sto affermando cose che vanno contro quello dico; io parlo proprio di questo e se lo faccio, secondo te, allora non può esistere un simile “progetto”.
Eppure, io come tantissimi altri, milioni e milioni, faccio parte di questo piano astuto. Perché è legittimando il “libero pensiero” che il Potere assolve se stesso.

E adesso puoi anche sentirti male del tutto, sai?
Perché milioni di “liberi pensatori” sono necessari perché tutto proceda. Sono, anzi, essenziali.

Dopo averti propinato il disastro domestico, quello ambientale, la carneficina, la tragedia, l’attentato, aggiungono l’emolliente dell’intrattenimento e infine, il colpo di genio: chi ha capito cosa succede.
Tutto questo si chiama manipolazione. 

E siamo TUTTI manipolati.
Noi, le marionette.

Adesso, se permetti, vado a vomitare anch’io.



Saluti.

martedì 13 gennaio 2015

"Oh, mia bella bionda, ti dirò dunque addio?"

-Prima di cominciare, meglio chiarire un punto. Io fumo.-                 


A dieci anni dalla legge anti-fumo che l’allora Ministro Sirchia portò a compimento, di fatto rivoluzionando quelle che erano abitudini ormai consolidate del popolo dei fumatori, arriva adesso una trovata dell’attuale Ministro della Salute Lorenzin per una stretta ancora più decisa.
L’idea è quella di arrivare a vietare il fumo nei parchi pubblici, nelle spiagge, negli stadi, nelle auto (in presenza di minori o di donne in stato interessante) e, udite udite!, nei film e nelle serie televisive nazionali (inteso come immagini di chi fuma, chiaro…).
Che dire, quando si vuole vietare una cosa nociva pare sia possibile farlo.
Questo diminuirà il numero dei fumatori? Bella domanda.
Il comunicato stampa n.9/2014  dell’ Istituto Superiore di Sanità datato 30 Maggio 2014 ci dice che in Italia dal 2013 al 2014 si è passati dal 20,6% al 22% di fumatori accertati. L’aumento maggiore è stato nel gentil sesso, mentre i maschietti hanno fatto quasi un pareggio.
Probabilmente nelle intenzioni del Ministro Lorenzin e del resto del Governo c’è la volontà di porre fine a questa piaga dilagante che è la sigaretta! “E sarebbe ora!” direte voi.
Curioso è il rapporto che lega Stato e Sigarette.
Pensate che le cifre relative al 2013 ci dicono che lo stato incassa dalla vendita di sigarette circa il 75% di quello che viene speso dai fumatori. Quindi, per circa 11 milioni di consumatori italiani che spendono circa 1500 euro annuali per le bionde, lo stato arriva a beccare circa 15 miliardi di euro.
E io devo credere che lo Stato rinuncerebbe a questi soldi, così, senza battere ciglio?
C’è chi parla del danno che il fumo provoca anche alle casse della Sanità Nazionale, tra cure, ospedalizzazioni e terapie domiciliari. Purtroppo, però, anche qui i dati ci danno una mano dicendo che il tabacco sarebbe al terzo posto per questo tipo di effetti nefasti sulle casse statali, vedendo al primo posto i giochi d’azzardo e al secondo posto l’alcool. Tra l’altro, cosa curiosa, di questi tre Vizi il tabacco sarebbe l’unico che farebbe chiudere in attivo lo Stato tra soldi incassati e soldi spesi. Pazzesco, vero?

Ora facciamo un po’ di ordine perché altrimenti non se ne esce.
Ogni 8 minuti, ci dicono, muore una persona per gli effetti del tabagismo. Vuol dire una media di 65000 persone l’anno. Tra i “Vizi brutti brutti” è il primo della classe.
E questo è brutto.
La cosa curiosa del fumo, però, è che si tratta di un danno estremamente personale. Soggettivo.
L’effetto positivo della  legge anti-fumo voluta da Sirchia è stato quello di diminuire drasticamente il fenomeno del fumo passivo. Togliendo la possibilità di fumare nei locali pubblici la gente si è abituata, piano piano, anche ad una diversa gestione del fumo “casalingo”. Quando in una famiglia il fumatore è in minoranza, o in presenza di minori o anziani, egli sceglie consapevolmente di uscire (in terrazza, in giardino, va a fare due passi) per fumarsi la benedetta sigaretta.
E questo è buono.
Fondamentalmente, a chi reca danno il fumatore? A se stesso, mi sembra ovvio. Tolta la possibilità di recar danno diretto ad altri (fumo passivo) il resto se lo becca lui (fumo attivo). Con somma gioia, godimento e anche un paio di imprecazioni a chi gli vuol male.
Il fumatore sa che cosa sta facendo, secondo voi?
Parliamoci chiaro: la sigaretta è una dipendenza. E’ una droga, non c’è niente da fare. La nicotina agisce sui nostri recettori e, Paf!, sei dipendente e tanti saluti.
Ma di tutte le droghe che conosco e di tutte le dipendenze che esistono è l’unica che possiamo realmente identificare, negli effetti nocivi, come circoscritta al soggetto consumante.
Provate a dire di no e nel caso, fate un impietoso confronto con quel che può succedere a tre soggetti che sono:
-il primo fatto di sigarette;
-il secondo fatto di alcool;
-il terzo fatto di droghe (eroina o cocaina o ecstasy o acidi e stronzate varie).
Il primo al limite avrà un mal di testa termonucleare, ma non sarà un pericolo per gli altri, mentre il secondo e il terzo sono potenzialmente pericolosi per chi sta loro attorno a causa dell’alterazione psichica che alcool e droghe portano con loro. E se dite di no siete tonti.

No, non sto scusando il fumo perché sono un fumatore. Sto cercando di capire perché ci si accanisce contro una popolazione di “drogati” non pericolosi per il prossimo, mentre con gli altri si fa davvero ben poco.
Vi dirò di più:
quando si parla di tossicodipendenti (droghe pesanti) spesso lo si fa con un certo pietismo nella voce, quasi a voler capire, scusare, comprendere quelle povere creature cadute preda della droga. E quando ne escono (quelli che ci riescono, ovvio) li si guarda con ammirazione e, anzi, li si plaude.
Stessa cosa per gli alcolisti, anche se va detto che, finché bevono, vengono stigmatizzati e allontanati con fastidio, ma quando si “ripuliscono” anche ad essi è riservata ammirazione e plauso.
Ai fumatori invece, spesso, si riserva uno sguardo di fastidio, uno sguardo ammonitore (fuma, fuma, vedrai poi…), come se fossero peccatori peggiori di altri e viziosi senza speranza.
Insomma, suvvia, un po’ di logica.

Tornando a bomba a quel che è l’idea “nuova” del Ministero ci sono cose che non mi tornano.
Premetto che io sono assolutamente d’accordo a qualsiasi iniziativa atta a frenare la decadenza sistematica della nostra società, cominciando proprio dalla salute.
Dal momento che sono consapevole che “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”, è ovvio che, da fumatore, sono perfettamente in grado di capire che porto un danno alla mia persona.
Quel che non capisco è perché, se si vuole realmente sterzare verso una società più sana, si cominci solamente dalle sigarette. Fare un, che ne so, “Pacchetto Salute” buttandoci dentro anche alcool, droghe, gioco d’azzardo, cibi-spazzatura no? Sarebbe un’idea!
Una bella ripulita a tutto quanto.
Ma, così facendo, non si potrebbe non tenere conto anche dell’inquinamento. Eh, già, c’è anche quello, sapete?
Automobili, camion, furgoni, moto, scooter e ancora fabbriche, riscaldamenti domestici, centrali elettriche, impianti di smaltimento rifiuti etc. etc.
Pensare di vietare il fumo di sigaretta nei parchi pubblici, negli stadi e nelle spiagge per non intossicare i non consumatori è come voler conservare la verginità scopando!
O pensate forse che la classica passeggiata all’aria aperta (in città, ma al parco però!) vi impedisca di respirare Co2, poveri sottili, piombo, e tante belle cosette che neanche immaginate?
No, secondo me qualcosa davvero non torna.
Facciamo la pubblicità televisiva dei giochi d’azzardo, ma consigliando un “gioco moderato”.
Pubblicizziamo società di prestiti personali invece di sconsigliare di indebitarsi.
Facciamo pubblicità di alcolici (l’Aperol E’ un alcolico e anche il vino, sapete?) e poi in tanti bevono, guidano e poi si schiantano. Ammazzando anche altri che non bevevano.
Facciamo vedere gente in televisione che si è sniffata l’impossibile, ma siccome sono ricconi del jet set allora quasi quasi diventano fighi.
Pubblicizziamo automobili che inquinano e poi facciamo le campagne contro l’inquinamento.
Cioè, scusate, ma la coerenza in tutto questo dove si trova?

Chiudo con un pensiero tipicamente da fumatore:
dal momento che il futuro è incerto e fumoso, mi accendo una sigaretta e statemi bene.
Fatevi una risata. Responsabilmente. (ah ah ah…)


Alla prossima.

sabato 10 gennaio 2015

Gli Schiavi (In)consapevoli

 Potrei dirti, lettore, che sono triste ed indignato per la strage appena consumatasi a Parigi. Potrei dirtelo, ma non lo farò. Perché, in fondo, lo siamo tutti, no? Indignati e tristi.
Il problema è che la nostra indignazione e la nostra tristezza sono sfuggevoli, umorali, particolarmente sensibili alla prossima notizia e, soprattutto, a quel che sulla notizia si costruisce.
Se gli attentatori di Parigi fossero stati definiti come appartenenti a gruppi sovversivi locali, a falangi armate di qualche movimento insurrezionalista o anarchico, probabilmente non avrebbero creato tutto questo bombardamento mediatico.
Ahimè, gli stragisti erano fondamentalisti islamici. Così ci hanno detto perché inneggiavano ad Allah mentre sparavano, secondo i testimoni. E questo, sì, che crea una audience autentica e stabile.
Appena nomini il fondamentalismo islamico a tutti iniziano a tremare le gambe dalla paura, le mani dalla rabbia e la voce per l’odio. Eccolo qua: l’odio.
Razziale, religioso, etnico, sociale, filosofico? Di che odio si tratta?
“Tu sei uno che parteggia per loro!”
Loro chi?
Io non parteggio per nessuno, solo per la verità. E la verità, da sempre, genera fastidio ed è per questo che si cerca di celarla il più possibile e nel migliore dei modi possibili.
Ascolta: qualcuno mi ha additato come complottista. Ora, tu lo sai chi sono i complottisti, non è vero? Sono quel manipolo di persone che vedono dietro ad ogni avvenimento un movimento silenzioso ed invisibile di un ipotetico “super potere nascosto” che tira le fila del mondo. Beh, io non credo a queste dita invisibili per un motivo semplice: c’è ben poco di invisibile in quel che accade intorno a noi, basta solo osservare meglio. Possono tenere celati i reali mandanti (nomi e cognomi), ma chi crea e chi distrugge ai margini e dentro la società in cui viviamo sono sempre quelli che stanno al Potere. E il Potere, di occulto, non ha proprio niente. Cambiano i soggetti, cambiano le prospettive, ma i risultati sono sempre gli stessi.
La verità sulla strage di Piazza Fontana ancora oggi non è stata chiarita appieno. Idem dicasi per il DC 9 di Ustica, per il rapimento Moro, per la strage di Capaci. E siamo rimasti in Italia!
Te lo ricordi l’11 Settembre 2001? Ancora oggi si discute e ancora oggi non c’è stata una dichiarazione ufficiale che chiarisca tutti gli innumerevoli punti oscuri della vicenda.
La strategia è quella di generare paura, tensione, ansia, fobia, dubbio nella popolazione, non in uno stato. E il terrorismo di matrice islamica è, oggi, il punto più alto della strategia. Se punti su di loro hai fatto Bingo.
“Allora tu non credi che fossero integralisti islamici?”
Devo fidarmi di ciò che mi dicono i mass media. Io non i ho visti, e nemmeno tu. Abbiamo visto persone a volto coperto e i testimoni, come detto sopra, affermano che i terroristi gridavano “Allah è grande”. Ma io, per una volta, mi voglio fidare della notizia. Voglio credere che fossero davvero integralisti/fondamentalisti/ jihadisti o chissà cos’altro.
Ci voglio credere anche se il ritrovamento dei documenti personali degli attentatori nell’automobile usata per la fuga fa storcere il naso.
Ci voglio credere anche se i terroristi avevano passaporto francese ed erano noti alle forze dell’ordine di mezza Europa per essere militanti ben addestrati, ma dal comportamento anomalo in una situazione come questa.
Ci voglio credere anche se il fatto che siano stati uccisi dalle teste di cuoio francesi, invece di catturarli e interrogarli, è curioso, dal momento che era chiaro che non avevano ostaggi e sarebbero stati molto più utili da vivi..
Ci voglio credere anche se non mi spiego perché era stata revocata la presenza di una camionetta della Polizia davanti alla sede del giornale, sostituendola con un solo poliziotto.

Il problema sorge nel momento in cui tutti noi, dopo aver creduto fermamente a tutta la vicenda e a tutte queste cose, piangiamo e ci strappiamo le vesti e urliamo il nostro sdegno, ma ci fermiamo lì. Non andiamo oltre e, soprattutto, iniziamo un pericoloso processo di accorpamento: musulmano = terrorista.
Lo abbiamo già fatto dopo l’11 Settembre, l’hai dimenticato?
Non andiamo a scavare, non ci informiamo adeguatamente, non ci prendiamo il disturbo di capire.
Il musulmano è un terrorista nella stessa misura in cui lo è un cristiano, un ortodosso, un protestante, un battista, un buddhista, un induista. Ci credi? Io no.
I musulmani hanno abitudini, culti, credi e tradizioni diverse dalle nostre, ma questo non fa di loro dei criminali. È l’ignoranza del popolo e l’ambiente in cui cresce che genera i mostri.
Se tu fossi nato in Iraq, probabilmente odieresti gli americani e tutto il mondo occidentale, perché saresti cresciuto a pane e odio. Non saresti andato a scuola, probabilmente, e forse il tuo primo giocattolo sarebbe stato un mitra. A trent'anni, e con l’odio che ti esce dagli occhi, ti saresti fatto avanti tu stesso per un attacco suicida. O una strage. O un attentato. Ma se nascevi in Afghanistan, in Libia, in Algeria, in Nigeria, in Ruanda, in Congo, le cose non cambiavano tanto, sai?
Sei nato in Italia e l’unica guerra che sai fare è quella davanti ad uno schermo quando gioca la Nazionale di calcio, perché nemmeno scendi in piazza a protestare come si conviene per i diritti che ti stanno portando via. Diritti che sono tuoi per Costituzione.
“Parli come uno di quei sinistroidi buonisti.”
Sai, un tempo ero di sinistra, ma non ho passato il confine per andare a destra. Semplicemente perché sono concetti vecchi e triti. Io sono un libero pensatore e cerco di non farmi condizionare dalle stronzate che tuonano quelli di sinistra/destra/centro/moderati.
Riconosco che la differenza culturale può essere un problema se nessuno tenta di avvicinare culture diverse per provare a farle vivere insieme. E l’estremismo culturale del mondo islamico, con le sue torture e i suoi divieti e le sue mille crude sfaccettature, è l’unica cosa che passa sui nostri principali canali informatici: la televisione e la stampa. E dal momento che è nostra consolidata abitudine giudicare le storture altrui, non facciamo nemmeno lo sforzo di guardare in casa nostra.
Credi che non ci sia bellezza, arte, gioia, gentilezza, amore, passione e compassione tra i musulmani?
Credi che la nostra “civiltà”, come la chiamiamo, sia migliore della loro?
E su quali basi pensi queste cose?
In Arabia Saudita c’è la pena di morte. C’è anche negli Stati Uniti d’America.
In molti paesi islamici c’è la tortura. E’ praticata anche dai servizi segreti di mezzo mondo occidentale.
In molti paesi africani si pratica l’infibulazione alle donne. In Italia e in altri paesi occidentali le donne le stupriamo, le picchiamo, le uccidiamo.
In molti paesi musulmani dove la religione è quasi intoccabile, chi si schiera contro la religione rischia la vita e se è fortunato solo il carcere. Nel nostro mondo bello e sicuro essere ateo non è così ben visto come credi, basta pensare al Presidente americano che alla fine di ogni discorso, sempre, dice “Dio benedica l’America”.
Credi che solo noi abbiamo la possibilità di dire quello che pensiamo, ma in Turchia (che è un paese a religione musulmana) puoi dire quello che ti pare. E anche in Tanzania. E anche in altri paesi.
 "Tu scusi loro e giudichi noi."
Io non scuso nessuno. E non mi pongo a giudice di niente.
Prova anche tu a pensare a chi giova, in un momento come questo, un inasprimento dei rapporti con il mondo islamico. A me, a te, a noi tutti?
Giova al Potere.
E il Potere controlla l’informazione che entra nelle case e nelle case di mezzo mondo la gente (tantissima gente, più di quanto immagini) ascolta rapita le parole che escono come se fossero la verità assoluta. Ed è così che controlli la mente delle masse. E quando le controlli, poi, ne fai quello che vuoi.

In questi giorni ci hanno massacrato le orecchie e gli occhi con l’attentato di Parigi, ma ben pochi sono stati i minuti dedicati ai morti (oltre 2000) che erano sparsi nelle strade di Baga, una città della Nigeria, dove l’esercito di rivoltosi di Boko Haram ha fatto un massacro per arrivare a prendere il potere.
Quasi niente si è sentito di Raif Badawi, blogger  prigioniero di coscienza saudita condannato per aver espresso il suo dissenso verso il paese e verso la religione. Una condanna a 10 anni di carcere e 1000 frustate suddivise in 20 settimane, 50 frustate a settimana.
Non ti dicono quello che dovresti sapere, ma solo quello che devi.
Non ti dicono che ci sono migliaia di musulmani che lavorano in occidente e che sono dissidenti. Gente scappata da realtà che non condivide, ma che tentano in ogni modo di integrarsi da noi e di informare come sono le cose realmente.
Non ti dicono che se la maggior parte dei paesi mediorientali ci vede come dei criminali è perché li abbiamo sfruttati, usati, depredati e poi armati, istruiti ad uccidere e poi condannati, attaccati e bombardati.

In conclusione, io vorrei credere, come te, che esiste un Male Assoluto che va estirpato e vorrei avere le tue convinzioni. Vorrei che fossero vere.
Ma non lo è. Non è così.
Il Male è quella cosa fumosa e intangibile che si chiama Potere. E non ha corpo, non ha bandiera, non ha volto. E' come se fossero tanti tentacoli.

Ci controllano. Ci usano. Ci stimolano. Ci comprano. Ci piegano.
Siamo schiavi (in)consapevoli.
E tu lo sai, dentro di te, ma non ci vuoi credere. Perché il Potere ti ha convinto che esiste un Cattivo grande che ci vuole distruggere e allora tu ti scagli contro il Cattivo.
Sei uno schiavo. E non vuoi sentire altro.


Dedicato a molti di quelli perduti tra un telegiornale e una pubblicità.