lunedì 12 febbraio 2018

Io Dissento



Ci sono molte persone che sostengono quanto sia buio il periodo storico che stiamo vivendo. Lo dicono in relazione ai dissesti socio-economici che il nostro paese (e altri, non dimentichiamolo) attraversa da parecchi anni. 
Disoccupazione, indebolimento della classe media e allargamento della classe povera, immigrazione, aumento della criminalità. Sarebbero queste le cause della situazione attuale. Ovviamente, è un errore di forma, perché questi sono effetti, non cause.

Possiamo non essere d'accordo, ma la causa principale del fallimento di un sistema è, senza alcun dubbio, la politica. Il Governo. Nel nostro caso, l'Italia, le cause sono equamente suddivise tra i vari governanti che si sono succeduti negli ultimi venti o trent'anni.

Eppure, per quanto brutto sia il momento che viviamo, poteva decisamente essere peggio di così.

Non la pensano allo stesso modo, ahimè, i geni che ogni giorno vanno a riempire le fila di una puzzolente e nauseante nostalgia di altri tempi. 

Si inneggia a simboli e a figure in memoria di cose di cui non abbiamo più memoria. E quand'anche, ci siamo dimenticati cosa la Storia ci ha riportato di certi abomini. 

Il ritornello che più si sente in Italia oggigiorno è "se ci fosse lui". Vi dice niente?
Il ritorno a una dittatura per avere più legge e ordine. Vi dice niente?

Non riesco a capire tutta questa nostalgia (dietrologia) per un sistema che nega innanzitutto la libertà di espressione. Questo tipo di libertà non è qualcosa che puoi definire in due parole. Essere liberi di esprimersi significa tante cose e per gente che è nata e cresciuta proprio con questa libertà bella e servita non dovrebbe essere facile immergersi in una simile realtà. Invece (a parole) pare di sì.

Già, a parole.

Sono tutti bravi a dire che se ci fosse Tizio le cose andrebbero diversamente e non ci sarebbero questi o quei problemi; o che se ci fosse Caio avremmo lavoro per tutti e pensioni e scuole e altre assurdità. E quando si indica il sistema in cui viviamo, indicandolo come dittatoriale, è evidente che esiste un cortocircuito conoscitivo, culturale.

Quando le persone parlano di Dittatura non sembra che sappiano di cosa parlano. Hanno dimenticato La Storia.

Questo sistema di governo non implica che ci sia una legittimazione popolare, ma esattamente il contrario e, di conseguenza, tutto ciò che fa il governo (dittatoriale) va bene anche se non va bene al cittadino. In altre parole: o sei d’accordo, o sei contro il Regime. E se sei contro il Regime, beh, non puoi aspettarti un buffetto e una reprimenda. Proprio no.

Nazismo, fascismo, comunismo (sovietico in primis) sono alcune tra le prove documentate più note che la forma dittatoriale non ammette punti di vista alternativi.

“Io dissento” non esiste sotto una dittatura.
Certo, puoi pensarlo, ma dirlo può costarti caro.

Alcuni dei punti più assurdi su cui puntano coloro che inneggiano a certa nostalgia di un passato non vissuto (il fascismo, ad esempio) sono: la giustizia, l’ordine, l’equità, il lavoro.
Tutte e quattro queste cose sono, in un sistema dittatoriale, subordinate alla volontà del dittatore e del suo entourage di governo.

Qualcuno sostiene, e mi ripeto, che il Sistema in cui viviamo sia una forma di dittatura silenziosa e questa è palesemente una stronzata. Questo perché siamo Noi a permettere che un certo tipo di azioni vengano fatte e altre no.

Il sistema in cui ci troviamo (in Italia o in un qualunque altro paese europeo democratico) implica che il governo prenda delle decisioni che poi saranno applicate alla vita dei cittadini, ma essendo questo sistema democratico può essere che i cittadini non siano d’accordo. Ad essi è permesso dissentire, protestare, insorgere. Soprattutto, è permesso votare.

Per ora dissentiamo e protestiamo, ma non siamo ancora insorti. Però votiamo. Ogni volta che lo facciamo mettiamo qualcuno nelle condizioni di decidere e legiferare secondo le regole di una Costituzione nazionale (come in Italia) che prevede il diritto di eleggere un Parlamento in totale libertà.

Certo, qualora fossimo davvero esasperati, potremmo insorgere, magari facendolo con sistemi altamente civili, come ad esempio il blocco delle produzioni industriali, ma siamo troppo pigri per farlo e, come ho già detto un miliardo di volte, non stiamo ancora così tanto male (esasperati? Non troppo).

In un sistema dittatoriale non solo non puoi dissentire o protestare, ma insorgere (anche civilmente) ti costerebbe la vita. E votare sarebbe un’utopia.

Quello che non capiscono le persone che straparlano di ritorno del Duce, di Hitler, di Stalin, è che sotto questi sistemi di governo ti è concessa solo la libertà di pensare. Tutto il resto deve essere in linea con quanto dice la Dittatura.

Qualche esempio?
Non esiste la possibilità di esprimere un parere diverso da quello del Regime.
Se il Regime dice che ti devi sposare, tu ti sposi.
Se dice che gay è male, tu sei etero.
Se dice che la musica straniera non si ascolta, tu non la ascolti.
Se dice che devi lavorare sette giorni la settimana, lo fai.
Qualsiasi cosa decreti il Regime Dittatoriale per te è Legge e non puoi esimerti. 
Non Puoi.

Ora, le persone nate e cresciute in un sistema dove puoi dire, fare, urlare, non fare, negare e poi assentire vorrei che mi spiegassero come potrebbero adattarsi, dall’oggi al domani, ad un sistema coercitivo come questo.

Esempio: il Regime ha deciso che tu sei un reazionario. Tu neghi e dici che non è vero. Pensi di aver diritto a un processo equo? Non solo non lo sarà, ma sarà difficile che tu possa avere un processo. Verrai preso e sbattuto in galera, bene che ti vada. Questa è la giustizia di Regime.

Legge e ordine? Un insieme di regole che devi rispettare sempre e non sono consentite deroghe. Pensate sia semplice?

Sapete quanto è facile infrangere una regola anche inavvertitamente? No, non lo sapete, perché non siete nati sotto una dittatura, ma dentro un sistema elastico che può adattarsi a qualsiasi situazione.

Però, anche nella Dittatura esiste la corruzione. Ah, sì, quella esiste anche lì.
Se hai infranto una regola, ma puoi comprarti il silenzio, puoi farlo. Non si dice, certo, ma si fa.

E nelle dittature, tutte quante, corrompere si può. Perché ci può essere sempre qualcuno pronto a farsi comprare, qualcuno che può essere ricattato, qualcuno che ha meno scrupoli, ma, attenzione!, sotto le dittature non esiste la giustizia giusta, ma vige quella sommaria. Quindi, chi hai comprato ieri ti si può rivoltare contro oggi. E se hai scelto male l’obiettivo, sulla forca ci finisci tu.

E il lavoro? Il lavoro è subordinato alle direttive di Regime e non puoi contestarne le formule, nemmeno se sono palesemente ingiuste e inique. Non esiste la protesta o il diritto sindacale. Te lo scordi.

La scuola? Ogni forma di insegnamento sarebbe vagliata secondo criteri essenzialmente unidirezionali. Quindi si imparerebbe solo quello che vuole il Regime, solo come lo vuole e nei modi e nei tempi che esso prevede. Informazione libera? Te la puoi dimenticare.

Noi viviamo in un sistema sbilanciato e traballante nelle sue fondamenta, ne sono consapevole, ma è anche vero che non dovremmo mai dimenticare che possiamo (ancora) scegliere cosa, come, dove e anche perché. Questo Sistema palesemente a rischio di implosione ci dà ancora la possibilità di informarci su un piano multimediale vero. Possiamo ancora (potremmo, ad essere onesto) riuscire a far andare le cose diversamente.

Ci devono essere leggi e ci devono essere regole, ma egualmente dovrebbero esserci diritti. Dico dovrebbero perché il nostro problema non sono le forme di governo, ma le persone che le compongono, la corruzione che dilaga al loro interno.
Sono le persone, i governanti, il vero problema.

Ma quando si parla di Dittatura ci si dimentica che i diritti all’interno di questa forma di governo sono assolutamente e iniquamente subordinati ai voleri della Dittatura stessa. Quindi i cittadini avranno oneri e doveri, ma ben pochi onori e diritti.

La Libertà, espressa in tutte le sue forme, Non Esiste All’Interno Di Una Dittatura.

Dovremmo sforzarci di volere un sistema sano e batterci per quello. Un sistema che prevede più punti di vista e più soluzioni. Onestamente, quello che abbiamo è un sistema fallato, ma ci consente ancora di vedere.

La forma dittatoriale, invece, prevede un solo tipo di punto di vista, il proprio. Che deve essere tuo, anche se non lo vuoi.

Tra i tanti e detestabili mondi in cui potevo nascere, preferisco ancora questo, dove posso ancora dire, liberamente:

Io Dissento.




domenica 1 ottobre 2017

Il Bel Tacer Non Fu Mai Scritto







Il nostro è un mondo complesso, ma di per sé equilibrato. Noi umani non facciamo altro che complicarlo in modo isterico e, facendo questo, ci rendiamo le esistenze assai difficili. Non solo mandiamo a “gambe all’aria” quel che madre natura ha meticolosamente costruito, ma facciamo in modo di rendere la vita (umana) terribilmente complessa e deprimente.

Già prima della comparsa dei social network eravamo dei menagramo e degli azzeccagarbugli coi fiocchi, ma adesso che abbiamo la tecnologia dalla nostra siamo diventati maestri nel prendercela con chicchessia ogni volta che un neurone ci va in corto (piuttosto spesso, ahimè).

Su “Faccialibro” puoi veramente trovare di tutto e se alcune cose sono assolutamente condivisibili, come il tiro a segno al politico di turno, altre rasentano la stupidità.

Tutto ciò che permette all’individuo di potersi sfogare, Facebook e affini sono lì pronti ad accoglierlo. Dalla caccia all’immigrato, al daje contro i comunisti. Dalla follia pro-nazi al folle vegano che vorrebbe vedere i carnivori (umani) morire appesi a ganci da macello.

Ma non solo. Ci sono anche cose meno “perniciose” ma comunque fastidiose, come il proverbiale fare di tutta un’erba un fascio puntando su alcune categorie.


Ad esempio, i medici.
Possiamo dire che i medici siano una categoria inattaccabile? Me ne guardo bene, ma possiamo definirli tutti incapaci, o tutti collusi a qualche fantomatico sistema? Possiamo provare che essi NON siano MAI in buona fede e NON sappiano fare il loro mestiere? No, non possiamo. Malgrado ci siano evidenti prove di malasanità qual e là nel nostro paese, e nel corso degli anni, dire cose del genere non ha un minimo di senso logico.
Come in tutte le categorie di professionisti, ci sono quelli molto bravi, quelli bravi e quelli meno bravi. Ci sono quelli capaci e portati per la professione e quelli che lo sono meno.

E le forze dell’ordine?
Possiamo dire che siano tutte corrotte, incapaci, negligenti? Sarebbe un abominio una simile pretesa!
Ci sono poliziotti, carabinieri e vigili urbani capaci, in gamba e comprensivi e altri che lo sono meno. Tra l’altro, queste categorie devono rispondere a dei comandi precisi che vengono dall’alto e quindi spesso succede che noi giudichiamo l’operato del singolo agente senza tenere conto che lui ha delle precise direttive da seguire.

E gli insegnanti?
Possiamo definire gli insegnanti delle scuole tutti degli incapaci vista la gioventù che abbiamo intorno e che pare, a noi un po’ più vecchi, un tantino persa chissà dove? Possiamo pensare che se abbiamo tanti giovani sbandati sia tutta colpa della scuola (e quindi degli insegnanti) oppure la verità è un’altra e gli insegnanti, come le altre categorie citate, possono essere molto bravi, meno bravi o bravi per niente?

Al solito, generalizzare non serve a niente, ma solo a scaldarsi la bocca perché non si hanno argomentazioni intelligenti per sfogare la propria isteria.

Come ripeteva spesso mia madre: il bel tacer non fu mai scritto.

venerdì 8 settembre 2017

Dire Cazzate E Far Danni





E' da un po' di tempo che non mi occupo più della situazione del nostro paese. Di tanto in tanto questa crisi mi prende e non sono più capace di leggere i giornali, ascoltare i tg, vedere talk show politici. Mi succede perché vado in overdose di stronzate.
Poi, ovviamente, ritorno sui miei passi e compro un quotidiano.
Ecco.
A questo punto scopro che, a distanza di mesi, non è cambiato niente. È tutto come prima.
Allora mi dico: che cosa curiosa, il tempo passa ma è come se vivessimo in una sorta di bolla sospesa.
Il governo è ancora lì e continua a dire cazzate e a far danni.
L'opposizione è ancora lì e continua a dire cazzate e a far danni.
La chiesa è ancora lì e continua a dire cazzate e a far danni.
La televisione è ancora lì e continua a dire cazzate e a far danni.

Tutto è ancora lì. A dir cazzate e a far danni.

Come mai siamo un paese ridotto in questo modo?
Come ultimi Presidenti del Consiglio abbiamo avuto:
un egomaniaco psicotico;
un presunto professore (distruggi-aziende);
un Tecnico chiamato a sistemare i conti (che non ha sistemato, ma si è fatto lautamente pagare);
uno che ha mancato lo scranno ma voleva smacchiare i giaguari (e chissà che cazzo avrebbe combinato se avesse raggiunto lo scopo);
un bambolotto con il peso politico della mozzarella, ma la faccetta buona;
e infine il clone ringiovanito dell’egomaniaco psicotico di cui sopra, che si è auto-eliminato solo per tentare di tornare da “eletto dal popolo”.
Dell’ultimo in ordine di tempo, Gentiloni, non ha nemmeno senso parlare.

Ma perchè?
Io non voglio, come risposta, sapere che in altri paesi possono essere messi come noi, non me ne frega un cazzo. Io sono italiano e dell'Italia vorrei potermi occupare. Invece mi devo (pre)occupare.
E sono preoccupato. Molto.

Abbiamo ancora pregiudicati in parlamento. Debiti di stato superiori alle entrate. Organismi che non funzionano. Tasse inutili e applicate soprattutto alle fasce di reddito più deboli. Infrastrutture inesistenti. Organi che dovrebbero essere competenti che non sanno una cippa e non fanno niente e problemi da risolvere senza qualcuno che se ne occupi.
Abbiamo disoccupazione, crisi economica e Pil allo sbando e straparliamo ancora della Tav, del ponte sullo stretto e crisi energetica.
Abbiamo tutto questo da quanto, ormai? Trent’anni?

A tutto questo scenario da girone dantesco si è aggiunto il problema della migrazione incontrollata che sta danneggiando un tessuto sociale già pesantemente incrinato. E non mi si venga a dire che non è così, perché se è vero che l’immigrazione c’è sempre stata è anche vero che un flusso così alto non si era ancora visto e non si è fatto niente (Niente!) per regolarlo o, almeno, per dare un indirizzo preciso di diritti e doveri a chi è arrivato.


Siamo una terra fiorente, ma non sfruttiamo nulla. Siamo stati un popolo di inventori, scienziati e letterati ma abbiamo smesso di creare e sviluppare in modo efficace. Stiamo solo demolendo. Anche quando costruiamo.

A Ferrara, nella mia città, abbiamo investito soldi pubblici per rifare la pavimentazione stradale di Corso Martiri della Libertà e Piazza Trento e Trieste invece di sistemare tutte le altre strade di percorrenza, piene di buche e rappezzate alla buona.
Spendiamo vagonate di soldi per fare delle rotonde a ogni angolo e installiamo colonnine contapersone in piazza (a che cazzo servono?!) invece di pensare a dare una mano a chi ha bisogno, ad esempio non togliendo denaro alla Sanità Pubblica.

E a proposito di Sanità… Quell’assurdità dell’Ospedale di Cona ci è costato una cifra da capogiro e per cosa? Per avere meno posti letto di quanti ne avevamo prima col vecchio ospedale e meno personale (con aggravio sui tempi di attesa e di costi per prestazione).
E i servizi alla persona? Idem come sopra. Una volta (fino all’anno scorso) il servizio OSS (Operatori Socio Sanitari) era gratuito per le fasce di reddito più basse. Adesso lo devono pagare tutti! Pensionati con la minima compresi!

Abbiamo obbligato i commercianti del centro storico a vedere le proprie entrate dimezzarsi perché si è voluto sventrare le due piazze centrali in estate, cioè nel momento del flusso turistico maggiore, invece di pensare a salvaguardare le aziende. E molti di queste hanno chiuso i battenti.

Avevamo già i nostri bei problemi a gestire la criminalità nostrana e abbiamo importato quella di altri paesi. Gli abbiamo regalato una parte della città e adesso protestiamo perché non ci sentiamo più sicuri.


E Ferrara è solo lo specchio di una nazione che non sa cosa fare, che gira intorno a sé stessa ingrassando le tasche dei soliti noti, quasi tutti dai sessant'anni in su e che per il futuro ha previsto solo di avere una bella vecchiaia dorata mentre il resto della gente rimane in linea di galleggiamento. Quando riesce a stare a galla, naturalmente.

Allora, è questo il futuro?
Da decenni a questa parte non è cambiato niente, anzi, è peggiorata la situazione.

Ascolto i telegiornali e vedo e sento sempre le solite maledette cose.
E non me la prendo solo con la politica. Perché se i politici sono lì e la loro cricca con loro, è anche colpa mia. Colpa nostra.
Se non abbiamo più, da tempo immemore, un'opposizione forte e propositiva è anche colpa mia e colpa nostra.

Continuiamo ad ascoltare cazzate e vedere danni senza dire niente, senza protestare, senza fare nulla che non sia un lamento, diffuso, continuo e fastidioso, perché poi torniamo a comprare il vestito costoso, la play station, l'automobile, l’ultimo modello di smartphone e facciamo il mutuo.
Facciamo spallucce e "speriamo che me la cavo".

Una volta si facevano rivoluzioni. Si facevano occupazioni e proteste vere.
Una volta si rovesciavano i governi malgestiti e i tiranni.

Oggi invece no.
Continuiamo ad aspettare che un miracolo ci salvi attaccati alla frase "io da solo che posso fare?".
Mi ci metto anche io. Non sono diverso dagli altri.

In fondo, abbiamo tutti una gran paura e siamo mossi da alto egoismo.
Non solo abbiamo paura di perdere il lavoro, ma anche di non poter noleggiare l'ultimo dvd, di non poter andare in vacanza, di non poter fare l'aperitivo in centro, di non poter avere il tv lcd, di non essere cool o fashion o semplicemente di non essere dentro al gruppo che voterà chi vince il Grande Fratello.
O di non poter vedere il campionato di calcio allo stadio o in diretta tv.
E così, beliamo e beliamo e ogni tanto alziamo qualche timida protesta, ma niente di troppo impegnativo, sia mai che ci prendano sul serio, lassù, dove ci comandano.

Usiamo i social network per fare i leoni, per dire cose che non avremmo mai il coraggio di fare (non dite “io sì”, perché manca l’onere della prova) e, peggio di tutto, critichiamo a voce -bassa- Comuni e Governo, ma poi lisciamo il pelo al sindaco o a un assessore per convenienza.  

Siamo pecore? In parte sì. Abbiamo il cane pastore che ci dirige e siamo contenti così. Ma siamo anche degli ignobili voltagabbana e dei profittatori, perché per opportunismo, per il nostro piccolo e squallido orticello, ci inginocchiamo a strisciare e leccare scarpe.

E pare ci piaccia, purtroppo.

Vediamo gente che dice cazzate e fa danni e ci governa, ci opprime, ci seduce, ci sevizia, ci sorride e poi ci sodomizza.
Ma dolcemente, facendo sì che appaia qualcosa di diverso.
Ci facciamo vendere fumo e aspiriamo contenti come se fosse profumo inebriante.

Siamo circondato da gente che dice cazzate e continua a far danni, ma non vogliamo ascoltare.
Avremmo bisogno di leggi dure per combattere il crimine a tutti i livelli e rendere la società quello che non è più da tanto tempo: Civile. Avremmo bisogno di leggi per tutti, da applicare a tutti e sempre, e invece no, perché nel nostro piccolo noi vogliamo sempre uno spiraglio in cui sgattaiolare e aggirarla, la legge. E così facendo creiamo continui precedenti che serviranno anche per chi commette reati veri, brutali e tremendi.

Vogliamo la legge e l’ordine ma non vogliamo un’applicazione equa, a tutti, anche a noi. Vogliamo libertà e democrazia, ma non conosciamo né l’una, né l’altra e, soprattutto, non ce ne frega un cazzo, onestamente.

Perchè domani gioca l'Italia.
Perchè fra poco arriverà il Natale.
Perchè stasera andiamo a farci l’aperitivo in piazza.

E via così.
Senza che nulla muti.
Mai.


Complimenti. Ma solo a quelli che si oppongono realmente a tutta questa merda.
E sono così pochi che non val la pena di contarli.

Tutti gli altri…a dir cazzate e a far danni. Chissà, probabilmente anche io.


Saluti.


domenica 3 settembre 2017

Il Risveglio Vibrazionale (Riuscire A Spezzare Le Catene Di Questa Realtà)




La nostra realtà

In che tipo di realtà viviamo? Sembra una domanda trabocchetto, ma invece nasconde una riflessione che vale la pena affrontare.

La nostra è una realtà dominata dai cinque sensi, perché ogni azione, ogni reazione, ogni stimolo è vincolato ad essi. Ma è pur vero che gli stessi sono comandati dal nostro cervello. Possiamo dire che sono volontari i comportamenti legati a queste cinque percezioni? Non proprio.

Noi crediamo di avere il controllo, ma non è così, perché in buona parte reagiamo passivamente a stimolazioni meccaniche. Se qualcuno avesse la capacità di indurci a fare qualcosa, a reagire in modo condizionato, non avrebbe forse un enorme potere sulle nostre vite? Purtroppo, è esattamente quello che accade, perché la “schiavitù” che abbiamo nei confronti del mondo “sensoriale” è così alta da renderci facilmente manipolabili.

Quello che viene chiamato “Sistema” è un oscuro meccanismo che ci induce ad agire in modo irrazionale, ma che noi crediamo sia logico e perfettamente sensato. Non sto parlando di qualche misteriosa organizzazione mondiale, ma semplicemente di una logica evoluzione dei poteri economici, politici, sociali; in accordo o in disaccordo che siano, quelli che siedono nelle “stanze del potere” decidono delle nostre vite perché sanno, attraverso studi approfonditi sulla psicologia dell’individuo e delle masse, come possiamo essere pilotati.

Eppure, questo potrebbe cambiare.


Un altro livello di coscienza e di dimensione

Ci sono voluti secoli per arrivare a capire che il tempo è una dimensione del nostro universo fisico. Prima esso era considerato una percezione.

Noi sappiamo che la coscienza è un insieme di impulsi elettrici creati dal nostro cervello. Il pensiero è la spinta attraverso la quale siamo in grado di evolverci, ma in passato anche il pensiero e la coscienza avevano subìto lo stesso trattamento del tempo.

Oggi siamo in grado di affermare, seppur nei limiti di una conoscenza ancora ai primordi, che esistono vari stati di coscienza. La nostra mente è un mistero fittissimo che piano piano stiamo dipanando e ciò porta con sé possibilità che prima ci erano precluse.

Così come abbiamo scoperto che possono esistere più universi “fisici”, così possiamo affermare che ci sono più dimensioni per la nostra coscienza. La multidimensionalità potrebbe essere, in futuro, la vera dimensione in cui muovere le nostre esistenze e quindi far fluire in un unico amalgama, coeso e distinto, le essenze di ciò che siamo.

Come può essere possibile una simile transizione se quello che viviamo, oggi, è esattamente il contrario? È solamente un’ipotesi fantasiosa?


La gabbia sensoriale e lo stato vibrazionale

Ogni cosa nel nostro universo vibra a una data frequenza. Tutto quanto. Persino in quello che noi chiamiamo Stato di Quiete un corpo non è “fermo”, ma a livello subatomico è in continuo movimento. Ciò determina una oscillazione che, seppur impercettibile a livello cosciente, unisce tutto quello che esiste in un ininterrotto scambio di vibrazioni.

Purtroppo, la “schiavitù fisica” che abbiamo silenziosamente accettato ci impone di credere solamente a ciò che possiamo vedere, sentire, toccare, annusare, gustare, precludendoci la possibilità di fare quel salto evolutivo necessario per giungere a un nuovo e più ampio stato esistenziale.

Nel corso della Storia qualcosa si era già mosso affinché la conoscenza si ampliasse, arrivando fino a noi. Sciamanesimo e Nada Yoga sono un esempio di come le armoniche del corpo umano (vibrazioni) possono essere studiate mettendole in relazione con le onde tonali dell’universo in cui siamo immersi. Questo crea uno Stato Vibrazionale estremamente armonioso, tale da poter produrre un effetto di scambio.

Certo, cementati come siamo dal “qui e ora” e dal “vero e falso”, dolorosi e sciocchi assoluti, fatichiamo a credere che queste cose siano reali quanto il nostro lavoro, le bollette da pagare, la vita, la morte e tutto quel che sta nel mezzo. Il Sistema ha indotto in noi una ossessione terribile nei confronti del concetto “materiale” di esistenza e questo perché individui assecondati sono più facili da controllare. Essi producono. E la produzione è l’unica cosa che conta in un universo “a cinque sensi”.

Ma l’effetto di scambio di una comunità con coscienza “multidimensionale” porterebbe le cose a cambiare radicalmente. Una società di persone distinte, ma coese. Un insieme che agisce come un collettivo senza perdere l’individualità di ognuno. Possibile o solo utopia?


Coscienza e tecnologia, evoluzione a due velocità

Ci sono dei tipi di insetti, come le formiche, che ci forniscono un bell’esempio di comportamento eusociale. La loro cooperazione è alta e organizzata grazie al continuo scambio di informazioni tra gli individui del formicaio. In un certo senso anche gli esseri umani si comportano allo stesso modo, ma al contrario degli operosi imenotteri noi abbiamo l’individualità come propulsore primario e questo porta l’ego a essere un pericoloso ago della bilancia.

Come le formiche, noi adoperiamo ampiamente lo scambio di informazioni. Come detto, spesso il fine di questo gesto è per un puro interesse personale e troppo di rado per un beneficio della comunità in cui siamo inseriti. Eppure, è innegabile che l’essere umano sia un animale sociale e che dalla socialità tragga grandi vantaggi.

L’evoluzione tecnologica è quella che più di tutto ha giovato dello scambio informativo, però ha lasciato indietro lo sviluppo di una maggiore coscienza, sia individuale che collettiva.

Malgrado scienza e tecnica negli ultimi cento anni abbiano fatto un pazzesco balzo in avanti tutto quello che riguarda la parte spirituale e mentale è rimasta paurosamente indietro; siamo fondamentalmente ancora dei bruti, dei violenti, mossi da passioni fortemente materiali e, ancora una volta, schiavi di un mondo sensoriale che privilegiamo a scapito di tutto.


Il risveglio vibrazionale e la manipolazione della realtà

Nonostante il quadro generale sia piuttosto deludente, esistono quelle che potremmo chiamare “celle di risveglio interiore”. Qua e là, nel nostro mondo scosso e comandato dal Sistema, gruppi di persone hanno iniziato un percorso alternativo, creando luoghi di raccolta (spesso virtuali, grazie alla incredibile diffusione del web) dove si spiega perché non possiamo essere legati solamente a questa realtà e quale senso abbia un movimento di apertura verso stati di coscienza superiori.

A scanso di equivoci, non stiamo parlando di strane affiliazioni come Scientology o di movimenti pseudo religiosi, ma di qualcosa che ha come base la scienza.

Come abbiamo scritto, ogni cosa ha una sua vibrazione. Anche il nostro comportamento ha una sua lunghezza d’onda. E se a questo aggiungiamo una buona psicologia di base, quella comportamentale, si può comprendere quanto possa essere semplice un passo in avanti.

Per esempio, se un giorno ci svegliamo innervositi i nostri pensieri saranno quasi sicuramente negativi e vedremo tutto storto, anche le cose che il giorno prima non lo erano; saremo nervosi, influenzando negativamente anche chi ci sta attorno con il nostro comportamento.
Se invece ci svegliamo positivi tutto quello che prima era visto come negativo lo vedremo sotto un altro aspetto, cioè migliore, più armonico, influenzando le persone questa volta in maniera positiva.
In un certo senso possiamo dire che pensieri e atteggiamenti creano il mondo che percepiamo e che facciamo percepire.

C’è una legge, che si chiama Legge di Attrazione, che dice: “Ogni cosa attrae altre cose che hanno lo stesso tipo di vibrazione, per cui noi, attraverso la forza di attrazione, attiriamo nella nostra vita tutto ciò che ha la nostra stessa vibrazione.”

In una società impostata sull’impoverimento della nostra parte interiore a favore del materialismo, del possesso, della prevaricazione, del potere, non possiamo non notare che l’insorgenza di violenze e catastrofi (umane e sociali) è la logica conseguenza.


Unione per vincere la divisione

Osservando in modo distaccato la situazione del nostro mondo si potrebbe pensare che gli esseri umani siano regrediti invece di evolversi. Come se la parte dell’encefalo conosciuta come “rettiliana” avesse avuto il sopravvento sullo sviluppo delle altre due (il sistema limbico e la neocorteccia). Eppure, sappiamo bene che non è così. Di certo, un’importanza questa parte del nostro cervello deve averla nello sviluppo attuale della società, ma questo non ci deve indurre in un errore imperdonabile: credere che non si possa mutare lo stato delle cose.

Attraverso un costante cambiamento delle nostre abitudini, dei nostri atteggiamenti, vincendo quelle forzature imposte da una visione ristretta prevista dal Sistema noi possiamo arrivare a cambiare. Avere un comportamento positivo, attivo, propositivo ci può mettere all’interno di uno stato vibrazionale di apertura, permettendoci di modificare, gradualmente, anche chi, intorno a noi, tende ad avere un “movimento frequenziale” opposto. Quindi, piegare la Legge di Attrazione per coinvolgere e attrarre anche chi si sente respinto.

Potremmo, così, creare sempre più unità in un mondo che, per ora, appare sempre più diviso. Dovremmo farlo per noi e, soprattutto, per chi verrà dopo.



di Rolando Cimicchi e Sergio Tracchi

martedì 29 agosto 2017

La migrazione sociale e le regole che non ci sono. Ferrara come specchio di una nazione.



Ferrara…
Parlare della situazione migratoria a Ferrara è comunque parlare della situazione generale del paese. La nostra città non è messa peggio di altre, è semplicemente l’esempio di una deriva nazionale che non ha una via di uscita.

Almeno fino a quando una serie di marce politiche condotte con il disprezzo per il cittadino continueranno a essere attuate. Ma se da una parte la responsabilità di quanto accade è sicuramente di chi governa e legifera, dall’altra il popolo (cioè tutti noi) non può far finta di non avere colpe.

 La migrazione che ha invaso -letteralmente- Ferrara negli ultimi due decenni non ha portato quello che gli “esperti” chiamano arricchimento da diversità culturale, perché se così fosse è piuttosto ovvio che questo arricchimento è rimasto nascosto ai più.

Quello che si è creato è una spaccatura netta, supportata da una deriva sociale che già prima era presente, ma almeno abbastanza circoscritta.

Nel “prima”, Ferrara aveva già i suoi vagabondi, i suoi soggetti ai margini, i suoi derelitti, i suoi piccoli e grandi criminali, gli spacciatori, i tossici e tutto il cucuzzaro. Non ne era esente, ma tutto sommato la situazione, per quanto brutta, era sopportabile.

La migrazione incontrollata di persone in fuga (da qualsiasi cosa, ma alcuni anche dalla legge dei paesi di origine) ha estremizzato e aumentato quello che avevamo già in casa: microcriminalità, disagio, povertà. A questo possiamo aggiungere qualcosa che prima mancava. Il ghetto.

Alcune zone della città si stanno trasformando in questo.
Agglomerati di persone dove lo straniero diventa l’individuo autoctono: l’italiano nato e cresciuto qui.

Fai presto a dire che non devi generalizzare e che gli stranieri non sono tutti uguali, che non tutti sono qui per delinquere, che non tutti sono dei potenziali pericoli, ma se gli episodi di violenza e illegalità sono aumentati con l’arrivo di una massa considerevole di stranieri è logico pensare che questi possano esserne parte in causa.

Certo, non piace. Non è bello e non è politicamente corretto puntare il dito. Ma si deve cercare di essere obiettivi.

Quando avevo 25 anni –nel 1993- e di sera me ne andavo in giro in bicicletta per viale IV novembre, per Corso Piave, per Corso Isonzo, nella zona dell’Acquedotto, non venivo adocchiato da nessuno che volesse propormi l’acquisto di droga.
Certo, gli spacciatori c’erano anche allora (eccome!), ma non a ogni angolo di strada.

Oggi, ti succede in macchina. Ti fermi a un semaforo e lo straniero ti fischia, ti fa un cenno, ti osserva. Cosa vorrà? Una sigaretta, un passaggio, un’informazione? No. Vuole venderti la “roba”.

Quando avevo 25 anni i parcheggiatori abusivi c’erano già, ma erano pochi e perlopiù italiani. Oggi non puoi andare in nessun parcheggio senza trovare almeno due stranieri che chiedono il “contributo”. E se non glielo dai, anche qualche centesimo, tendono a incazzarsi.
La situazione dava la nausea anche prima, ma adesso si è andati oltre.

Quindi, cosa è successo? L’arricchimento da diversità culturale che fine ha fatto?

A margine di questa vera e propria onda migratoria possiamo notare degli effetti positivi? Certo.
Che l’incontro tra diverse culture possa essere benefico è certamente una verità, ma questo, però, adesso, non è solo sporadico, ma diventa irrisorio nel mare di disagio che lo circonda.

È una storia vecchia come il mondo.
Se vai a casa di qualcun altro la prima cosa da fare è il rispetto delle regole del padrone di casa. Punto. Non c’è discussione.
Purtroppo, l’uomo (in generale) è tendenzialmente insofferente alle regole, a tutte le latitudini, a meno che non ci sia un sistema (fatto e condotto da persone che provano a "evolversi") che spinga per il rispetto delle regole a qualunque costo.
E questo in Italia, e a Ferrara, non c’è stato.

L’onda migratoria è stata trattata partendo dal concetto di “poverini, aiutiamoli”, che sarebbe pure umano e giusto, ma è pericoloso, perché non è mai stato supportato da un vero e proprio controllo e da un sistema efficace di integrazione.

L’integrazione inizia con insegnare e spiegare cosa puoi e cosa non puoi fare. E cosa rischi in caso tu decida di contravvenire alle regole. E' vero anche che devi assicurare a chi arriva un paracadute di leggi e strutture che lo tuteli, prima di lasciarlo alla mercé di un paese che non conosce.

Ahimè, in un paese in cui il sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti, che cosa ci aspettavamo?
In un paese che accoglie tutti e comunque, ma che non è mai stato in grado di controllare la propria criminalità come si poteva pensare di evitare la deriva che ne è conseguita?

Perché l’aumento di stranieri caduti nella rete del crimine organizzato e l’aumento di organismi criminali esterni (russi, cinesi, africani) è dovuto al fatto che noi per primi non abbiamo saputo tappare le falle già presenti e prevenire quelle probabili.
E tanti saluti all’arricchimento culturale…
Perché se c’è stato un arricchimento, e c’è stato, si è verificato in gran parte nella parte illegale del Sistema.

È chiaro che, arrivati a leggere fin qui, il rischio che io venga additato come razzista e intollerante è molto alto.
La prima accusa potenziale è falsa, la seconda no.

Non esiste il razzismo. Per definizione è una puttanata, oltre che un errore madornale, perché la razza a cui apparteniamo tutti è una e una sola.
Che ci piaccia o no, bianchi, neri e colori intermedi sono tutti esseri umani. La specie umana. Punto. Per cui, dare del razzista a qualcuno è da scemi.

Intollerante…e beh…sì.

La questione del rispetto delle regole è fondamentale per capire il concetto dell’intolleranza e deve essere applicata a 360°.

Se io vado in un paese straniero mi devo adattare alle regole che trovo e se non mi piacciono, perché posso trovarle non adatte a me, me ne devo andare altrove. Non è difficile come concetto.

Posso trovare un abominio alcune regole che applicano certi paesi, ma chi sono io per imporre la mia volontà? E ha un senso?
Può averlo nel caso in cui io trovi delle regole che per me sono disumane, ma: 1) non sono obbligato a rimanere; 2) posso far presente ciò che ho rilevato ad associazioni umanitarie che si occupano di questi casi. Punto.

Fare “come mi pare” in barba alle regole presenti so che può costarmi carissimo.

In Italia (ma non solo) questa cosa non c’è.
Io stesso, cittadino italiano nato e cresciuto qui, incensurato e con la fedina penale linda, se decido di delinquere in modo pesante –omicidio, stupro et similia- so benissimo che non marcirò in galera, che non avrò a che fare con una pena ai lavori forzati, che non rischierò punizioni corporali esemplari e non verrò giustiziato.
Se spacciassi droga, o rubassi, o rapinassi, comunque non rischierei una pena detentiva tale da farmi desistere solo all’idea.
Ma la cosa curiosa è che il nostro buffo sistema giudiziario non commina pene esemplari nemmeno ai recidivi, non solo a chi si affaccia per la prima volta all’atto criminale.

Queste cose, che sono sotto gli occhi di tutti, portano individui che realmente non hanno nulla da perdere a fare come caspita gli pare. Italiani e stranieri. Ma siccome è di questi ultimi che stiamo parlando è bene sottolineare la cosa.

Se entrano in questo paese e capiscono in fretta che andando contro la legge non finiranno in un carcere durissimo, il passo sarà breve. Perché il nostro paese, ad ampio spettro, è un esempio perfetto che delinquere si può e non si rischia poi molto.

Ma molti dicono: qui arrivano solo i delinquenti, per forza che va a finire così.
È un’idea ridicola e anche stupida.

“Gentaccia” che varca i confini per arrivare a noi ce n’è di sicuro, ma la maggior parte no e il contrario è tutto da provare.
Che, invece, arrivati qui vengano “intercettati” da organizzazioni criminali e portati a delinquere, questo è un dato di fatto. Ammesso dalle stesse istituzioni in più di una sede.
Il problema è come affrontare questa deriva.


E così, torniamo alla nostra Ferrara.

La Zona Gad (il Quartiere Giardino…) negli ultimi vent’anni si è trasformato in un ghetto che si sta ampliando sempre più. Coinvolgendo molte altre zone di una città che già non è enorme.
Prostitute, spacciatori e delinquenti ne avevamo anche prima, l’ho già fatto presente, ma adesso siamo arrivati a un punto che definirei di rottura. E non solo di scatole.

Per motivi che mi sono ignoti si è permesso che una parte della città diventasse territorio “a parte”.
Non puoi fare due passi, dopo l’imbrunire, e pensare che non accadrà nulla, perché il potenziale “potrebbe accadere” ti accompagna.
Certo, piccoli episodi, per ora, niente di eclatante come sparatorie e omicidi in serie, ma è sicuro che dobbiamo aspettare il fattaccio prima di muoverci?

Io sono contento quando so di stranieri che si sono integrati nel nostro sistema, ma sono quelli che non l’hanno fatto che mi preoccupano e non mi interessa che siano un quarto, la metà o di meno, perché il problema è che ci sono.
E la Legge, per ora, non fa nulla per dare al cittadino onesto (italiano o straniero) la giusta dose di sicurezza.

Per l’integrazione servono regole precise da insegnare da subito, non dopo. E l’integrazione dello straniero passa anche attraverso quello che facciamo noi autoctoni e quando noi contravveniamo alle regole e la Legge non ci bastona come si deve ci dobbiamo chiedere cosa può pensare lo straniero che avrebbe una mezza intenzione di delinquere (compreso quello che lo farà perché costretto, e sarà più sollevato).

In definitiva, quello a cui assistiamo è fondamentalmente colpa anche nostra.

La mia intolleranza esasperata è prima di tutto verso chi governa e legifera. Solo con leggi pesanti e repressive contro il crimine si può sperare di virare da una direzione assurda. Perché se chi delinque sa che pagherà carissimo quell’atto forse potrebbe ripensarci, ma almeno saremmo sicuri che il segnale è comunque arrivato.

Ben venga la diversità culturale, quindi, ma non quella che abbiamo oggi. E se le cose non cambieranno, e temo che sarà così, la deriva potrebbe essere tanto pesante da non poter valutare adesso le conseguenze.

C’è bisogno di regole. C’è bisogno di farle rispettare. Sempre.
C'è bisogno di strutture e leggi che aiutino e incentivino l'adattamento a un paese diverso. 

Però, abbiamo un problema:
se già lo Stato non si preoccupa come dovrebbe degli autoctoni, come possiamo sperare che lo faccia con gli altri?



Rolando Cimicchi





martedì 3 maggio 2016

BENVENUTI SULLA TERRA



(Questo è quello che io considero un po' il mio "manifesto" di pensiero. Scritto dodici anni fa e ancora valido.)



-Preambolo-

Quattro miliardi e mezzo di anni.
Questa, più o meno, è l'età del nostro sistema solare.
Ed è anche, all’incirca, l’età del nostro pianeta. La Terra. Il terzo dal sole. 


Gli esseri umani sono comparsi da poco tempo rispetto all’età della Terra e nella loro forma attuale da ancora meno.  
Senza scendere troppo nel dettaglio, l’uomo moderno (Homo sapiens sapiens) è apparso tra la fine del Paleolitico e l’inizio del Mesolitico. 

Gli archeologi e gli antropologi ci insegnano che la Storia come la conosciamo diventa tale, e quindi smette di essere Preistoria, con l’avvento delle prime forme di scrittura. Circa, senza essere troppo pignoli, 3500 anni fa. 

Le caratteristiche principali della specie di primati a cui apparteniamo sono la grande intelligenza, la capacità di adattamento, la laboriosità e, ultima ma non ultima, la preponderante aggressività.


-Fine del preambolo.-



Benvenuti sulla Terra, cari terrestri.  


Pare che questa palla che gira attorno al Sole se la cavasse egregiamente anche prima della nostra comparsa.
Si, è vero, catastrofi ne ha subite parecchie (i dinosauri ne assaggiarono qualcosa), ma tutte assolutamente naturali. 

In fondo, un asteroide che ti centra in pieno, lo spostamento dell’asse di rotazione o l’inversione dei poli per un pianeta sono cose normali. Che poi le specie che lo abitano possano o meno subirne conseguenze, insomma, fa parte del grande gioco della vita (e della morte). 

Ma perché Madre Terra stava bella tranquilla anche senza di noi? Piuttosto semplice, ma per quelli di voi che si intestardiscono sull’utilità dell’Uomo, farò un esempio: 

se piove e noi lasciamo aperte porte e finestre di casa permettendo all’acqua di entrare, siamo poco accorti, ma se prendiamo dei secchi per buttare dentro più acqua allora siamo scemi.

Semplificando: questo pianeta una volta era azzurro e verde. Oggi è un bel po’ grigio. In senso letterale.

Se nessuno ve l’ha mai detto: Benvenuti sulla Terra! 


Non mi meraviglio che non dedichiate mai un pensiero al “sasso cosmico” che ci ospita, del resto avete costantemente problemi ben più gravi a cui pensare, no?
Però, prendiamoci qualche minuto e facciamo un giretto. 

Volete?
E andiamo.

- Ad una stima approssimativa datata Luglio 2010, le specie viventi che abitano Casa Nostra sono circa 1,7 milioni
Lo sottolineo per i distratti: questo numero è da considerarsi parecchio al di sotto di quello reale, perché rappresenta le specie che abbiamo classificato
Vuol dire che ce ne sono innumerevoli che ancora devono essere scoperte.
Infatti, sembra che la forbice da considerare come attendibile sia tra le 7 e le 20 milioni di specie (si arriva a calcolarne fino a 100 milioni, ma sono comunque ipotesi).
Però, 1,7 milioni è ugualmente un bel numero, non trovate? 
Bene, considerate che di questa cifra incompleta noi rappresentiamo 1.
Proprio nel senso di uno, del numero 1.
1 contro 1,699,999 di specie classificate.
Tenetelo a mente questo rapporto, dopo vi servirà.


- Il delicato sistema che permette la vita sulla Terra è regolato da diversi fattori. 
Giusto per non essere tacciato di pedanteria vi accennerò poche cose: la distanza dal Sole, la massa del pianeta, il suo campo magnetico, l’equilibrio dell’atmosfera, la presenza di acqua.
Tenete a mente anche questi dati, torneranno utili.


- Alla domanda «Esistono altri mondi con presenza di vita nell’universo?»  la maggior parte degli studiosi non recalcitranti o fossilizzati sul concetto fumoso di creazionismo (un dedalo di allucinanti corridoi verbali mistico-religiosi che non portano a un accidente) risponderanno che:
«È  improbabile che la vita si sia sviluppata solo sulla Terra».
Il perché è presto detto.

Solo nella nostra galassia esistono circa 100 miliardi di stelle, una discreta parte delle quali sono simili al nostro Sole; 
nell’universo conosciuto (da noi, cioè pochino) si stima ci siano miliardi di galassie. A voi le debite proporzioni.
Quando scendiamo nel dettaglio, con gli amici astronomi, salta fuori che non è ancora stato individuato un solo pianeta vicino simile alla Terra (a parte Marte, certo, però se escludiamo l’incommensurabile fortuna di scoprire qualche microrganismo, possiamo dire che forse Marte era simile alla Terra. E comunque, era.)
Quindi?
Quindi conosciamo solo il nostro, per ora. Ricordatelo.


- In ogni periodo della storia della Terra, dal momento della comparsa della vita, c’è stato cibo per tutti. 
E quando non c'è stato, per disastri, mutamenti climatici, catastrofi e quant’altro, comunque qualcuno si è salvato dalla mazzata.
La Terra ha continuato ad andare avanti per la sua strada, rimettendosi in sesto e dando spazio, e cibo, ai nuovi arrivati nel panorama vivente.
Anche questo facile concetto non va tralasciato.


Molto bene. Siete annoiati?
Nessun problema, sono sicuro che se accendete la televisione ci sarà sicuramente qualche televendita interessante o magari l’ultima ondata di sano gossip che non aspetta che voi. 

Se invece avete voglia di continuare a stare qui con me, vi introdurrò al passo successivo. 
Quello dove comincerete a capire il senso della frase:

BENVENUTI SULLA TERRA.

Faccio io gli onori di casa, ma solo perché, essendo anche mia e non essendoci nessuno disponibile oggi, mi sembra educato non lasciarvi soli. 
E poi, caspita, vi ho invitati io! 

Non aspettatevi fronzoli e fiocchetti però. Da adesso in poi le cose si fanno serie, molto più serie di quanto non siano state finora. 
Perché va bene che mi sono preso l’onere (e l’onore) di farvi da anfitrione, ma è anche ora di guardare le cose come stanno.

Pronti?


Un gatto, appostato dietro un albero, vede avvicinarsi un topo. 
Il gatto si distende, si rende quasi invisibile, e resta in attesa. Ha fame e sa che il momento è ormai arrivato.
Il topo, dal canto suo, non è proprio sicuro, ma d’altronde è affamato anche lui, e deve cercare del cibo.
Quando si trova alla giusta distanza, il gatto scatta dal suo nascondiglio e dopo un brevissimo inseguimento agguanta il topo. Con una zampata lo uccide, poi lo mangia.
Si chiama sopravvivenza, ed è una legge di natura.


Un uomo sta guidando la sua macchina in cerca di un parcheggio. Lo trova e, senza curarsi che c’era qualcun altro in attesa, posteggia l’auto. 
Il tizio in attesa scende dalla sua macchina e gli va incontro protestando, arrabbiato, e nasce un alterco. 
Le parole e i toni si esasperano e i due uomini iniziano a picchiarsi.
Risultato: uno dei due rimarrà a terra pestato dall’altro. 

Si chiama violenza, ed è una legge umana.

Nel mondo animale vige la legge del più forte. 
Una legge che segue anche l’essere umano. 
Il problema sorge su ciò che spinge a seguire questa legge.

Come detto prima, gli animali di tutte le specie seguono un istinto primario che è dettato dalla sopravvivenza. Non c’è una ragione astrusa o filosofica per cui uccidono, aggrediscono, divorano, azzannano. Rispondono solamente alla loro natura di prede e predatori.
Alla loro posizione nell'ecosistema.

Nella preistoria anche i nostri progenitori hanno risposto a questa legge. Circondati com’erano da una natura selvaggia, tentarono in tutti i modi di sopravvivere: uccidendo per mangiare e uccidendo per non essere uccisi.

Lentamente, nel corso del tempo, le cose sono via via cambiate. L’Uomo prese coscienza del suo potenziale, del suo ingegno, e iniziò a imporre la sua supremazia. Parallelamente, si rese conto che la violenza (nelle sue forme più variegate), tutto sommato era anche piacevole. E che essere più forti, e più potenti, dava dei vantaggi.

Scoprire cosa fosse il potere, scoprire la portata della violenza, iniziò a cambiare le cose. In ogni senso.

Che differenza c’è tra gli esseri umani e il resto del mondo animale? Una semplice differenza. 

L’uomo uccide per potere, per gloria, o anche solo per il gusto di uccidere.
Gli animali no. Lo fanno per risposta a semplici istinti primordiali.
Vi sembra insensato? O banale?
Si dice spesso che ciò che differenzia noi umani dal resto degli animali è l’intelligenza. Ed è innegabile il progresso che, grazie all’intelligenza, ha portato la razza umana dov’è oggi.
Ma qui sorge un piccolo quesito.
Dove siamo?
Eccoci!

Benvenuti sulla Terra!, cari miei.


Benvenuti su un pianeta dove una razza sola ha dato vita all’arte nelle sue forme più disparate e affascinanti;
dove la creazione e la fantasia dell’intelletto hanno dato vita ad opere di imprescindibile bellezza, di immenso valore estetico, di enorme fascino e durata;
dove la genialità ha permesso l’avvio della scienza, dello studio, dell’invenzione, della tecnologia;
un pianeta dove miliardi di persone un tempo non sapevano le une delle altre e che oggi si parlano in tempo reale a migliaia di chilometri di distanza;
dove in ogni luogo ci sono segni della magnificenza dell’Uomo e della sua operosità e del suo genio;
un mondo dominato dallo splendore di questo mammifero dall’intelligenza sorprendente e manifestamente superiore.

Benvenuti sulla Terra!


Dove se sei ricco o povero fa differenza.
Se sei bianco o nero fa differenza.
Se sei alto o basso fa differenza.
Se sei maschio o femmina fa differenza. 

Dove tutto, sempre, comunque, crea una differenza, una disparità. Dove c’è sempre un debole e un forte.
Un mondo dove uccidere è giudicato un delitto ignobile, eppure abbiamo migliaia di morti al giorno proprio per omicidio. 

Un mondo dove l’Uomo combatte l’Uomo per alti e nobili motivi come il denaro, il potere, il credo religioso, l’opinione politica, il colore della pelle, la nazione di appartenenza, l’ideologia. 

Un mondo dove tutti gli uomini sono uguali, ma tutti si sentono diversi e migliori (o peggiori).
Un mondo dove un uomo solo è capace di dar vita a un'ecatombe, armando le menti di suoi simili che credono in quello che dice.


Benvenuti sulla Terra!


Quella di un secolo, il ventesimo, che ha visto ammazzare circa 175.000.000 di persone solo per guerre. Guerre di potere, di religione, di danaro, di supremazia, di ideologia.
Guerre, cari Terrestri. 

E le guerre sono un’invenzione umana.

Un secolo, il ventesimo, di cui non dispongo di dati sul numero degli omicidi al di fuori di un panorama bellico, ma che sono pronto a scommettere è di diversi milioni di morti.
E il ventesimo secolo da poco trascorso è solo la punta di un massacro che dura da millenni.

Perché questo è il pianeta dell’Uomo e della sua giustizia sommaria.
Perché questo è il mondo che ci è stato consegnato dai padri dei nostri padri e dagli avi dei nostri avi.
Un pianeta totalmente e costantemente insanguinato dalla ferocia e dalla mostruosità dell’Uomo.
Un mondo dominato da una razza selvaggia e crudele che non si ferma davanti a nulla, mai.
La razza di criminali a cui apparteniamo ha imparato e studiato, nel corso dei secoli, metodi sempre più efficaci per uccidere.
Uccidere sempre.

Ora, io lo so cosa pensano alcuni di voi.
E posso immaginare i vostri sguardi indignati.
Pensate che non è così, o almeno che non è tutto questo quello che siamo. 
E avete ragione.

Benvenuti sulla Terra!, quindi.


In un mondo dove tanti uomini e donne hanno professato la fratellanza e la pace.
Dove in tanti si sono battuti indomitamente per il rispetto dei diritti di ogni essere umano.
Dove ogni giorno c’è qualcuno che si adopera per salvare una vita.
Dove ogni giorno c’è qualcuno che si adopera per salvare un animale.
Dove ogni giorno c’è qualcuno che si adopera per salvare un oceano, una montagna, una foresta, un lago, una specie in via di estinzione, un tratto di costa, l’atmosfera.
Dove ogni giorno qualcuno tenta di alzare la voce per essere ascoltato, difendendo i diritti di tutti.
Soprattutto di quelli che non possono difendersi.

Un mondo che ha avuto Gandhi, Gesù Cristo, Martin Luther King.
Un mondo dove puoi trovare bontà e gentilezza. 


Purtroppo, non basta.

Perché la razza umana ha abbattuto Ghandi, Martin Luther King e anche Gesù Cristo.
Ed è vero che i loro insegnamenti non sono stati dimenticati, ma è anche vero che il massacro è comunque continuato. Indistintamente.

Persino i cristiani, coloro che seguono la dottrina di Cristo, si sono macchiati di crimini orrendi.
E probabilmente non era questo che Gesù aveva in mente.

Nessuno dei grandi pensatori e pacifisti e idealisti aveva in mente di mettere a ferro e fuoco un pianeta intero per assoggettarlo ai propri ideali, ma è quel che successo. 

Nessuno pensava che un bastone potesse fare la differenza.
L’ha fatto.
E il bastone è diventato una spada.
Poi un fucile.
Poi un mitra.
Poi una bomba.
Poi un missile.
E mentre qualcuno credeva che potesse far più danni la penna della spada, è stata quest’ultima ad avere l’ultima parola.

Benvenuti sulla Terra!, cari conterranei. 
Cari coinquilini.

Benvenuti sul pianeta verdazzurro che stiamo contribuendo tutti a far diventare grigio.
Il pianeta dalle acque blu e dalle terre verdi come le foreste, marroni come la terra e le rocce, bianche come i ghiacci.
Il pianeta che si dipinge di rosso per il sangue che spargiamo di continuo senza che ci sia uno straccio di maledetto motivo che sia uno.


Benvenuti sulla Terra!

Un pianeta dove noi esseri umani siamo una minoranza assoluta
(1 contro una stima approssimativa di 1.700.000 specie conosciute), ma ci siamo eretti a padroni indiscussi e assoluti.
Un pianeta che aveva un equilibrio delicato, dovuto a tanti fattori. Equilibrio che noi stiamo compromettendo giorno dopo giorno, senza remora alcuna. Inquinandone acque e terre, rovinandone l’atmosfera.
Un pianeta unico per noi. Perché rovinato questo, non potremo traslocare altrove. Posto che un altrove ci sia e chissà dove.

Un pianeta che ha dato cibo e spazio a tutti, prima di noi.
Ma noi stiamo consumando le sue riserve e disintegriamo il suo spazio.

Quindi, alla fine, cosa rimane di tutto questo lungo discorso?

Un dato oggettivo terrificante, che potreste aver sentito o letto in qualche film o in qualche libro creato da menti, fortunatamente, in grado di vedere come stanno veramente le cose.

Noi umani assomigliamo a un virus.
Certo, un virus piuttosto particolare.
Ci moltiplichiamo a grande velocità, ci espandiamo, divoriamo tutto ciò che incontriamo e devastiamo il luogo che ci ospita.
Se questo già non fosse abbastanza allucinante, abbiamo l’esigenza e la tendenza spasmodica a volerci far fuori anche tra di noi.

Noi non siamo la razza dominante della Terra, 
noi siamo l’aberrazione più spaventosa che abbia mai calcato il pianeta

Ma la Terra, questa palla di roccia che gira attorno al Sole, ha una speranza.

Per più di quattro miliardi di anni ha vissuto il suo ciclo vitale alla mercé delle sole forze della natura e dello spazio. Quindi, nel suo habitat ideale.
Noi, minuscoli virus, la infestiamo da un battito di ciglia della sua età.

Considerando la spettacolare violenza di cui siamo capaci possiamo sperare, per la Terra, che ci rimanga ancora qualche millennio da vivere, non di più. 

E per quanto saremo in grado di devastarla, rovinarla, mutilarla, la Terra un giorno sarà libera (se non si libererà prima essa stessa) dalla nostra presenza.
Possiamo essere certi che in un milione di anni essa ricomincerà a vivere, dimentica di noi.

Ma come ho detto, questa è una speranza.
Una speranza per la Terra

Ora, prestate molta attenzione alle prossime righe… 
Io ho un brivido orribile ogni volta che le rileggo.

Nel caso, invece, che fossimo in grado di arrivare a distruggerla per sempre, la cosa avrebbe un peso diverso.
Arriveremo a macchiarci di un crimine talmente enorme da far impallidire tutte le atrocità commesse dalla nostra comparsa fino a oggi.
Vorrebbe dire, per usare una frase “umana”, che l’universo arriverebbe a piangere per il primo omicidio su scala cosmica.

Ed eccoci alla fine...terrestri.

E vi dico ancora: Benvenuti sulla Terra, nella speranza che ne comprendiate il senso.

La Terra...
Né mia, né vostra, né di Dio, né del caso.
La Terra.
Madre e padre e figlia del senso dell’universo.

Benvenuti su un granello di roccia che vive e si muove nel cosmo infinito, dove noi rappresentiamo così poco da non contare nulla.

Buon viaggio.